Omelie

Uno dei grossi problemi che riguardano la predicazione è certamente quello di discorsi disincarnati che si avvalgano di parole e pensieri scontati, di luoghi comuni legati ad una pseudo cultura teologica e che perciò passano tranquillamente sopra i capelli della gente senza lasciare traccia alcuna nella sensibilità, nella coscienza e nel pensiero di auditori che rimangono passivi all’annuncio.

Ricordo che fin da bambino circolava un detto nei riguardi delle prediche e della ricettività dei fedeli: “La gente in chiesa non reagirebbe anche se il predicatore affermasse che il diavolo è morto di freddo”. Era il tempo in cui i sacerdoti, e più ancora certi religiosi che si dedicavano alle missioni del popolo, insistevano quanto mai sul fuoco dell’inferno che bruciava i peccatori.

Purtroppo questo costume non è ancora scomparso e la mancanza di preparazione prossima e di ricerca costante, aggiunta ad una certa letteratura omiletica imperante nelle riviste o nelle rubriche destinate ai preti, han fatto si che le prediche siano “piuttosto soporifiche”, come diceva una signora nei riguardi dei sermoni del suo parroco.

Quando mi trovo in difficoltà nell’interpretare e rendere attuale il messaggio di certe pagine del Vangelo, talvolta ricorro anch’io alla lettura di certi sussidi, ma sempre sono astratti, desolanti e lontani mille miglia dalla sensibilità dell’uomo di oggi.

Io ho avuto la fortuna di vivere accanto a dei sacerdoti maestri in questo settore, Monsignor Vecchi, quanto mai valido, anche se un po’ teatrale, ma soprattutto monsignor Da Villa il quale, quando predicava, si spendeva tutto, usando un linguaggio fluido, incisivo, esistenziale, sembrava che prendesse per il bavero la gente, la mettesse con le spalle al muro dimostrando la validità e la verità del messaggio di Gesù.

Questi esempi sono fin troppo incidenti sulla mia coscienza, tanto che spesso mi mettono in crisi, preoccupato di non passare quelle verità del Vangelo delle quali tutti abbiamo bisogno, tanto che confesso apertamente che sono quanto mai critico ed esigente verso me stesso.

Qualche tempo fa, uscendo di chiesa dopo l’omelia in occasione di un funerale, un signore mi confidò: «Io non sono credente, ma la ringrazio davvero di ciò che ha detto. Mi ha fatto bene!». Volesse il Cielo che fosse sempre così!

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