Quella libertà di “scegliersi il prete” che non tutti i colleghi gradiscono

Quando cominciai a pensare come realizzare quelle strutture che sarebbero poi state chiamate “alloggi protetti per anziani”, arrivai presto alla conclusione che, per quanto riguardava la sanità, avrei offerto l’ambulatorio a qualche medico perché i residenti potessero poi sceglierlo come loro medico di famiglia. Avrei così facilitato il medico, facendogli trovare i suoi clienti tutti nel medesimo luogo, senza dover girare per la città e far tante scale e, nello stesso tempo, avrei fatto trovare il medico appena fuori dalla porta di casa ai residenti.

La cosa non andò perché i cittadini italiani hanno diritto di poter scegliere liberamente il loro medico di fiducia. Interpellai un magistrato di fama, ma questi mi ripeté che al massimo avrei potuto suggerire il medico, ma assolutamente non avrei potuto imporlo, nonostante una scelta collettiva avesse potuto dare tutti i vantaggi di questo mondo.

Ripiegai sulla linea dell’autonomia della scelta, anche perché certuni non si sarebbero mai fatti convincere ad abbandonare “il loro medico”, anche se farlo venire al “don Vecchi” sarebbe stato pressoché impossibile. L’Italia garantisce queste “piccole libertà”, anche se poi nega praticamente quelle più importanti.

In questi giorni ho deciso anch’io di diventare legalista. Siccome ad alcuni colleghi non garba che alcuni loro fedeli anagrafici scelgano il “loro prete” per il funerale, allora ho chiesto alle varie agenzie di pompe funebri che nel fax con il quale mi si forniscono i dati del defunto fosse inserita la scelta di fare il funerale nella mia chiesa del cimitero, avallata con la firma del titolare con queste precise parole: “La scelta della chiesa e del sacerdote è stata determinata dalle espresse volontà dei famigliari dell’estinto”. Spero che così nessuno possa sospettare che sia io a suggerire queste scelte, e così se la prendano con i famigliari del caro estinto o con chi organizza il “commiato cristiano”, ma assolutamente non più con me.

Se a questo mondo posso essere utile, se posso far del bene, se posso aiutare i miei confratelli togliendoli dall’imbarazzo di celebrare il funerale di qualcuno che aveva avuto motivi – giusti o presunti – di non gradire la presenza del suo parroco, sono ben felice; altrimenti ho altri mille modi di impiegare bene il mio tempo.

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