Con Monti “si fa l’Italia o si muore”

Ogni sera non dimentico mai di dire un’Ave Maria per Monti e il suo governo, che io guardo come un vero miracolo ed un dono del Cielo.

Prima che il presidente Napolitano escogitasse questa soluzione che gli va a tutto merito, avevo la sensazione che l’Italia si trovasse su un binario morto con le sue rotaie che non reggevano più. Da una parte Berlusconi, ormai totalmente squalificato, ridotto a gridare proclami vuoti e sparsi al vento, e dall’altra parte l’accanimento di Bersani, che però aveva alle spalle un partito zoppicante e diviso e non sapeva far altro che chiedere il ritiro del suo antagonista.

Ambedue le parti contrapposte non riuscivano a fare l’unica cosa opportuna e doverosa che era quella di dialogare e collaborare per il bene del Paese, pur avendo sotto gli occhi l’esempio della Germania, il Paese più ricco e più avanzato della nostra vecchia e tormentata Europa.

Napolitano, fortunatamente, con destrezza è riuscito a “tirar fuori il coniglio dal cilindro”, l’innocente e candido Mario Monti. Il tecnico Monti e la sua squadra, forse più per forza che per convinzione, riesce a camminare sui trampoli sempre pericolosi tra il centrodestra e il centrosinistra, è nella non felice impresa di costringere a fare quello che con un minimo di intelligenza avrebbero dovuto fare da tempo.

Mio fratello don Roberto, come me, ha ringraziato il Cielo e ha “acceso una candela” per Mario Monti. Credo che dobbiamo riesumare la famosa frase “Qui si fa l’Italia o si muore”. Alla preghiera per il nuovo capo del governo non dimentico mai di aggiungere un’altra Ave Maria perché i sindacati, che non sono di certo meno dissennati ed avidi dei politici e delle varie lobbies della corporazione privilegiata, non facciano “una frittata” del governo “rompendo le uova nel paniere”, impedendo che la nuova compagine governativa finalmente composta non da parolai ma da esperti nell’arte, faccia tutte le altre riforme necessarie che né destra né sinistra riuscirebbero mai, e poi mai, a fare.

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