Il passaggio del testimone

Chi desidera che una stagione abbia le caratteristiche di un’altra stagione sarà sempre illuso e deluso. L’uomo d’oggi ha trovato sì dei surrogati perché d’inverno si possa godere del tepore della primavera o perfino dell’estate o, viceversa, che si possa vivere una stagione estiva che abbia le caratteristiche dell’autunno o perfino dell’inverno, però questi surrogati costano sempre cari e non hanno mai la totalità della ricchezza propria di ogni stagione.

Credo che questa legge della natura valga anche per le stagioni della vita dell’uomo. Una persona anziana può anche illudersi di avere la lucidità, la forza, la capacità di leggere i tempi nuovi; in realtà però avrà sempre l’impronta del suo tempo, farà quindi molta più fatica di un giovane e riuscirà sempre meno bene di lui ad affrontare i problemi della vita e ad adeguarsi alla nuova stagione della società in cui vive.

Il giorno dell’inaugurazione del “don Vecchi” di Campalto, quando ho ufficialmente annunciato il mio abbandono della presidenza della Fondazione e ho presentato don Gianni – appena quarantenne – come mio successore, pur col rimpianto per l’avvicendamento che ho voluto decisamente, ho provato pure una sensazione di liberazione per un compito che mi stava diventando idealmente sempre più pesante; ho avuto la sensazione di esprimere amore vero per ciò in cui ho tanto creduto e che ho amato, e nello stesso tempo la sicurezza di aver fatto quello che era giusto e saggio fare.

Per questo passaggio del testimone, in un momento in cui, fortunatamente, godo ancora di un po’ di lucidità e di energia, non mi riterrò minimamente dispensato dall’impegnarmi per quello che ho sempre creduto doveroso. Però il fatto che la barra del timone sia ora nelle mani di un sacerdote giovane ed intelligente mi dà pace e mi fa sentire coerente con le mie profonde convinzioni.

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