Come la sorgente e il rubinetto

Quando si è vecchi capita di sentire il bisogno di verificare la propria concezione della vita, del mondo, della Chiesa e della fede.

A me capita sempre più frequentemente e più sentitamente di avvertire il bisogno di verificare la validità del patrimonio culturale ricevuto dalla famiglia, dalla Chiesa e dal mondo in cui sono nato. Ricordo di aver letto tantissimi anni fa, un dramma di Cesbron, autore francese del secolo scorso, il quale immagina che santa Teresina del Bambino Gesù, ammalata e morente, subisca una terribile tentazione che un medico ateo le fa balenare: “Forse ho sbagliato obiettivo, mi sono giocata la giovinezza su una proposta che mi ha tolto tutta la possibilità di cogliere il vero e il più bel volto della vita!”. La giovane monaca suda, si agita, quasi squassata da questa ipotesi terribile. Poi Cesbron pensatore cattolico irrequieto ed in ricerca quasi esasperata sul tema della fede e della validità della proposta cristiana, apre nel cuore della morente uno spiraglio di speranza nella visione della Paternità di Dio ed essa muore serena.

Nella vecchiaia, “quando ormai si fa sera e il giorno declina”, diventano esasperate domande del genere. Sempre più mi domando: “Tutta l’impalcatura organizzativa e di elaborazione del pensiero cristiano è proprio quella proposta da Cristo?” E qui nascono molti dubbi. L’articolazione ecclesiale, di dottrina, di riti, di prassi morale è tanto faragginosa, complessa e talvolta macchinosa. Per ora mi rifaccio all’immagine di Silone, il pensatore del sud, il quale afferma: “Altro è la banalità di aprire il rubinetto dell’acquedotto e veder scendere l’acqua che odora di cloro, altro è andare alla sorgente e vedere il mistero dell’acqua limpida che sgorga dalla roccia: Là c’è poesia, incanto, mistero!

Ormai sempre più frequentemente metto da parte i volumi di teologia per accostarmi alla sorgente: il Vangelo, la parola e i gesti di Gesù! Questo incontro quasi sempre mi rasserena e mi aiuta a dire con Pietro: “Sulla tua parola getterò la rete”. La parola di Cristo sa di sorgente, mentre quella della teologia mi appare quasi sempre artificiosa e odorante di cloro.

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