Giorgio Mar

E’ morto un altro mio amico. Giorgio Mar aveva soltanto un paio di anni meno di me. Sto osservando che chi parte in questo tempo è quasi sempre nato fra il 1925 e il ’35; sono queste le classi dei “richiamati”. Io sto dentro a questa fascia e perciò prima o poi mi arriverà la cartolina di precetto.

Con Giorgio ci conoscevamo da più di quarant’anni e da una vita ci scambiavamo i nostri pareri sul governo, sulla Chiesa e sulla parrocchia. Quasi sempre ci trovavamo d’accordo, il nostro denominatore comune era il non schierarsi mai per una parte, il mantenere sempre il diritto di critica e il puntare sul positivo, non lasciandoci condizionare dalla “moda” del momento a tutti i livelli, sia politico che religioso e civile.

Di Giorgio mi piacevano molte cose: la fedeltà alla Chiesa, ma non ad una certa Chiesa, la fedeltà all’educazione e alla cultura ricevute da giovani, l’amore per la sua famiglia numerosa, la grande disponibilità, il suo brontolare su tutto, ma mai in maniera cattiva.

La sua carriera lavorativa iniziò col dazio, per finire nell’economato in Comune. Lavorò sempre con serenità, ma rimase libero nel giudicare i suoi datori di lavoro, non prendendoli mai troppo seriamente e criticandoli di frequente, ma sempre in maniera bonaria.

Lo scorso anno ebbe il primo scappellotto a livello della salute; pensavo che fosse causato dalla sigaretta che aveva sempre in bocca. Un mese fa però arrivò il secondo avviso, quello definitivo. Credo sia morto rimanendo convinto di farcela, ma non fu così.

Rimpiango di Giorgio le sue visite puntuali alla domenica mattina, mentre io facevo lumini nella sagrestia della mia vecchia chiesa in cimitero. Commentavamo bonariamente i fatti della settimana che riguardavano, come sempre la parrocchia, la politica e la Chiesa. Ci trovavamo sempre d’accordo sul non essere degli allineati, né dei condizionati dalle “mode” politiche o ecclesiali. Da sempre ci sentivamo dei liberi battitori, per nulla preoccupati d’essere un po’ sempre fuori coro.

Per questo motivo, durante la mia vita, mi sono sentito sempre un po’ solo. Ora, con la partenza di Giorgio, lo sento ancora di più. Mi consolo sapendo che non ne avrò per molto, appunto perché appartengo ad una delle classi che in questo tempo sono “richiamate”.

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