Per salvare il Paese servono laboriosità, parsimonia, sobrietà e riconoscenza per ciò che si ha!

Qualche volta mi compiaccio di non accettare ancora i comportamenti irresponsabili ed assurdi di una società che non tien conto delle difficoltà in cui vive e continua a comportarsi come se l’Italia fosse il Paperon dei Paperoni.

I discorsi sulla crisi economica, i giudizi degli organismi internazionali di controllo, le prese di posizione di Tremonti, pare ovvio che ottengano, pure loro, i magri risultati delle mie prediche, pur essendo sotto gli occhi di tutti i licenziamenti, le difficoltà delle industrie da un lato, e da quello religioso il crollo dei valori, il malessere morale e il fenomeno devastante della secolarizzazione.

Nei mesi scorsi mi ero meravigliato quanto mai per il comportamento incomprensibile dei greci, che sono alla bancarotta, ma nonostante ciò si oppongono in maniera violenta ed assurda ai provvedimenti con i quali il loro governo tentava di salvare il salvabile. Evidentemente la cattiva scuola dei sindacati e dei partiti all’opposizione è riuscita a passare l’idea che si possa dividere una ricchezza che non c’è e che lo Stato debba offrire quel benessere che non è stato ancora guadagnato: comportamento che porta ad una miseria ancor più rovinosa!

Non credo che noi italiani siamo tanto lontani da questo modo di pensare e di comportarsi. Il peggio poi è che non sono solamente i giovani a cullare queste illusioni, ma anche gli anziani dimostrano di condividerle queste illusioni.

Col “don Vecchi” si son fatti sacrifici enormi per offrire alloggi alla portata delle tasche di tutti e si continuano a far sacrifici perché gli “affitti” continuino a mantenersi a misura di pensionati poveri, però certe illusioni impossibili si continuano a manifestare anche fra gli anziani residenti nella struttura. Al “don Vecchi” c’è il verde, c’è la frescura, la pace e il silenzio, però durante questi mesi estivi mi è toccato vedere che tanti anziani, autoproclamatisi poveri, scompaiono alla chetichella per le ferie, sfruttando le amministrazioni pubbliche o attingendo dai gruzzoletti più o meno consistenti e gelosamente tenuti nascosti.

Credo di dover ripetere una verità che si dimostra sempre più valida: in Italia non bastano più riforme, leggi e leggine, ma serve recuperare valori veri ed un forte richiamo alla laboriosità, alla parsimonia, all’accontentarsi del tenore di vita possibile, al godere di ciò che ci viene offerto, alla riconoscenza verso chi si prende cura di noi e alla consapevolezza che “il richiamo delle sirene è ingannevole” perché molti dei pretesi bisogni sono effimeri e soprattutto sono un espediente di gente interessata che ci guadagna sopra.

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