Il volontariato sta perdendo la bussola?

Molti anni fa la San Vincenzo cittadina, della quale ero assistente, invitò un responsabile a livello nazionale di un organismo che si occupava del volontariato. Non ricordo il nome di questo signore, mentre ricordo bene l’angolatura cristiana con cui affrontò il problema del volontariato, l’entusiasmo con cui parlò di questo argomento.

Ricordo pure un’osservazione che mi fece molto piacere e che ora sarebbe valutata come “il legittimo orgoglio padano”. Disse infatti, quell’animatore a livello sociale, che il Veneto era il fiore all’occhiello del volontariato per il numero degli aderenti e per il largo ventaglio di attività sociali che affrontava. Ricordo pure che affermò che all’interno di questo settore i volontari di matrice cristiana erano la stragrande maggioranza.

Ora temo che le cose non stiano più così, sia a livello numerico che, ancor più, per quello che riguarda i volontari di ispirazione religiosa.

Presso i magazzini del “don Vecchi” c’è un cartellone, fatto esporre dall’organizzazione para-comunale “Spazio Mestre Solidale” (organizzazione che ha lo sportello in via Olivi), in cui si possono leggere tutte le organizzazioni di volontariato operanti a Mestre e, con mia sorpresa ed amarezza, quelle che si dichiarano formalmente cristiane sono un’assoluta minoranza.

Ho l’impressione che ci sia nel settore qualche cedimento sia numerico che di stile. Talvolta si formano delle congreghe abbastanza chiuse in se stesse, poco disponibili al confronto e poco aperte alla crescita, allo sviluppo e all’aggiornamento. Io sono un sostenitore convinto che si deve fare il bene e che il bene va fatto bene, con apertura, con rispetto, con entusiasmo, senza interessi di sorta e con la volontà di far sempre meglio.

Qualche tempo fa sono stato casualmente presente ad un episodio che mi ha gelato il cuore. Una persona, forse con fatica, s’era decisa ad offrire la sua opera in una di queste associazioni. Ho avuto l’impressione che di primo acchito ci fosse un sordo rifiuto, quasi che lei venisse a turbare l’assetto del gruppo che viveva in un clima autoreferenziale, mentre fino ad un momento prima, e forse un momento dopo, si lagnavano perché erano in pochi e perché si domandava troppo, non pensando che il volontariato cristiano deve essere, prima di tutto e soprattutto, cristiano, quindi aperto, umile, disponibile, generoso, paziente e tollerante. Un volontario senza cuore, senza bontà e senza fraternità è solamente un manichino, non un fratello aperto alle attese degli altri fratelli.

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