Opposti

Nel numero di Pasqua de “L’incontro” ho pubblicato dei pezzi veramente importanti, anche se diametralmente opposti.

Il primo è una poesia del servita, padre David Maria Turoldo. Questo poeta, così forte e appassionato, il frate che ha avuto come convento il nostro Paese e il cui pulpito sono stati i giornali, la televisione e le piazze, immagina, con struggente dolcezza, che chi porta l’annuncio della Resurrezione, passi in silenzio, con grande rispetto, per le strade, ed offra il bel messaggio come un fiore deposto sulla finestra di ogni casa, suoni a festa le campane della vecchia torre, vesta di bianco e doni la grande verità che fa sognare e rende libero e coraggioso l’uomo, con discrezione, rispetto e pudore, non volendo far violenza ad alcuno, ma quasi a dare l’annuncio come una carezza dolce e leggera.

Il secondo pezzo consiste nella lettera di un ergastolano scritta a Gesù, in occasione della Pasqua. La lettera è di un’amarezza sconfinata, quasi un grido disperato di un uomo senza orizzonti, senza domani e senza speranza: Una lettera in cui si denuncia l’insensibilità, la crudeltà degli “uomini buoni” che neppure gli usano la carità di ucciderlo con un colpo solo, ma che lo costringono in gabbia, come un animale selvatico, in un carcere che, come essi affermano, ha il compito di rieducare e di reinserire chi ha sbagliato nella società.

Mentre rileggevo questo messaggio disperato a Cristo, l’unico che può capire tanta disperazione, ho concluso che il vento della Resurrezione trova ancora tante strade chiuse e che il messaggio pasquale fatica ancora tanto ad entrare nel cuore degli uomini della politica, della burocrazia e della magistratura.

Da parte mia ho fatto il mio piccolo tentativo di girare la lettera ai cristiani ai quali compete trattare queste cose, ma nel contempo ho chiesto al Risorto di fare anche Lui la sua parte.

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