Le caste sociali ci sono anche da noi!

Qualche anno fa è venuto, ospite in parrocchia, un sacerdote indiano. A Carpenedo, tra le tante altre belle realtà, operava uno splendido e numeroso gruppo di persone che si interessava ai problemi dei poveri del mondo.

Ai miei tempi, cioè fino a sei anni fa, questo gruppo per il terzo mondo, mediante le adozioni a distanza, faceva studiare centinaia di ragazzi ed inoltre ha fatto costruire una grande struttura di supporto alla scuola la quale. come i colleges inglesi, vecchi dominatori dell’India, ospitava centinaia di alunni.

La permanenza in canonica di questo sacerdote, che fungeva da direttore della scuola, il quale era venuto in Italia per conoscere il mondo dei suoi benefattori, e semmai per sensibilizzare maggiormente circa i bisogni della sua gente, mi diede modo di porgli domande sul suo mondo lontano, che io conoscevo soltanto attraverso la lettura dei romanzi. Chiesi se era vigente ancora l’uso che le vedove si facessero bruciare sulla pira assieme al marito e cose del genere, ricevendo la risposta che erano ormai tristi tradizioni del passato, però che in qualche modo c’erano ancora degli strascichi del passato nella mentalità corrente a proposito delle caste, in cui avevo letto che si suddivideva la popolazione di quel Paese, caste che andavano dalla più alta, quella dei bramini, a quella più bassa, dei paria.

Mi disse quel prete che suo padre apparteneva ai paria e quando andava in città doveva portarsi dietro un barattolo perché se gli veniva da sputare doveva servirsi di quello. La cosa, come è immaginabile, mi sorprese e mi inorridì, ma poi mi venne da pensare che pure da noi, nell’Italia dei 150 anni dall’Unità, persistono le caste e sono ancora ben definite e presenti: la casta dei politici, dei magistrati, dei liberi professionisti, degli intellettuali, dei calciatori e degli attori, e via dicendo. E ci sono pure i paria: operai, badanti, addetti al commercio, ecc.

Ciò che poi sorprende è come noi, italiani del terzo millennio, accettiamo supinamente queste divisioni e i privilegi vistosi ed assodati delle caste alte! Ho l’impressione che la democrazia sia più che altro un sogno, o peggio ancora una illusione, perché i soliti privilegiati esistono ancora e, bontà loro, se permettono a noi, “povera gente” di sopravvivere.

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