I politici sono l’espressione della società, non viceversa

Ogni tanto mi viene in mente un’affermazione di monsignor Vecchi che diceva a noi suoi buoni collaboratori: «Non esiste un uomo che possa determinare una situazione sociale positiva o negativa, ma al contrario è una cultura, un modo di pensare diffuso che esprime il “leader” che prende in mano la situazione e che la governa!»

A quel tempo si parlava del generale De Gaulle, di certo democratico, ma democratico a modo suo, perché non era in balia degli eventi o delle correnti di pensiero della politica, ma sicuro e molto determinato. Diceva il mio vecchio maestro: «Non è De Gaulle che ha determinato il tipo di potere che lui ha gestito per qualche tempo, ma è stata la condizione sociale, il costume e la mentalità di quel tempo ad esprimere De Gaulle col suo stile e il suo modo di gestire il potere».

Credo di avere imparato abbastanza bene questa lettura della storia. In quest’ultimo tempo c’è stata una vera crociata, un po’ arruffata, eterogenea, non sempre onesta e coerente, come d’altronde sono sempre state le crociate, a combattere l’attuale Capo del Governo e a volerlo cacciare ad ogni costo per indegnità morale, come se, cacciato lui, tutto cambiasse e migliorasse.

Io sono d’accordo che è intollerabile che un personaggio e capo di un Paese organizzi “festini” e si lasci andare a comportamenti morali disdicevoli, ma non sono per nulla d’accordo con i suoi esasperati oppositori, che vedono in Berlusconi la causa di tutti i mali, perché ritengo – rifacendomi alla dottrina di mons. Vecchi – che sia la nostra società malata, incoerente, amorale, “senza Dio, Patria e Famiglia” che ha espresso e continua ad esprimere personaggi del genere!

Cristo, che se ne intendeva di uomini, credo tornerebbe a dire “chi non ha peccato scagli la prima pietra!”. Berlusconi e la sua immoralità sono il frutto diretto della predicazione esasperata dei radicali, del femminismo sbracato di qualche anno fa, della prepotenza ideologica dei nipotini di Marx, di un legalismo formale alla Di Pietro, di un complesso di inferiorità e del relativo scimmiottare la sinistra dei “cattolici per il socialismo”, di un clericalismo cesaro-papista, di un secolarismo incalzante.

Il problema non si risolve cacciando Berlusconi, perché ce ne sono cento altri in fila per sedere sulla sua sedia, ma convertendoci ad una vita sana. La Chiesa è depositaria di una ricetta infallibile: “Convertitevi e credete al Vangelo”, anche se purtroppo anch’essa si dimentica di applicarla nei suoi riguardi!

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