A proposito del mio pensiero sugli zingari

La gente che legge volentieri “L’incontro” e ne condivide le idee, me lo comunica personalmente e fortunatamente per me e per la mia sensibilità, essa è numerosa. Mentre chi dissente dalle mie valutazioni, solitamente me lo scrive.

Io so di essere un uomo passionale, un combattente all’arma bianca, per difendere ciò in cui credo e per oppormi a ciò che ritengo nocivo ai valori che mi sono cari e ritengo importanti per me e per il mondo in cui vivo.

Non ho mai amato la diplomazia, le mezze misure, i silenzi di comodo per il quieto vivere, per non espormi o per essere preoccupato d’aver contro qualcuno o l’opinione corrente. Ho sempre ritenuto questo comportamento ignavo e meschino, pur sapendo che comportandomi diversamente posso scontentare qualcuno, crearmi grane, farmi dei nemici e sentirmi isolato e talvolta perfino emarginato. Però ho sempre pagato il conto della mia franchezza e della mia libertà di pensiero, non riuscendo a capire che chi la pensa diversamente non possa dire la sua, ben s’intende creandosi anche gli strumenti per passare le sue tesi.

Qualche giorno fa ho ricevuto una lettera astiosa ed irridente, per non dire strafottente, circa il mio pensiero sugli zingari, da parte di una persona talmente preconcetta da non aver neppure compreso che cosa ne penso sull’argomento. Gli ho risposto a giro di posta perché mi sfidava, se proprio volevo servire i poveri, di impegnarmi a favore degli zingari. Pur non condividendo la scelta comunale di aprire un nuovo ghetto, gli zingari li sto aiutando fornendo loro cibo, vestiti e quant’altro, opponendomi, come posso, alle loro ruberie ed insistendo presso l’opinione pubblica perché essi siano trattati come tutti i cittadini sia nei diritti che nei doveri.

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