Un film che mi ha fatto riflettere

Passati gli ottant’anni ci si stanca anche quasi per nulla; almeno a me capita così! Ho ancora una buona tenuta durante la giornata ma, terminata la cena, mi metto in poltrona per vedere Teledue e poi giocherello un po’ a caccia di un programma che mi interessi. Il più delle volte non lo trovo e mi addormento.

Ci sarebbe anche qualcosa che stuzzica la mia attenzione e che mi interesserebbe, ma spesso è così spudoratamente fazioso che finisco per girare perché, con la pressione alta che ho, arrischio di fare una sincope. Ad esempio “Annozero”, con Santoro, è per me come toccare un filo ad alta tensione di ventimila watt. Mi indigna la sfrontatezza, la faziosità, l’ironia, la saccenza, ma soprattutto mi fa andare in bestia la consapevolezza che lo Stato mi chieda il conto del canone per pagare a peso d’oro un …. del genere! (lascio ad ognuno la possibilità di riempire lo spazio dei puntini col termine che ritiene più giusto).

Non è soltanto Santoro “la voce del popolo, della democrazia e del rinnovamento” che mi imbestialisce, purtroppo la televisione italiana pare un groviglio di vipere!

Di film, oltre a quelli dalle trame complicate, violente, non riesco a trovarne uno che mi offra almeno una scheggia di buon gusto, di poesia e di arte.

L’altro giorno però mi sono imbattuto per caso in un film ambientato in India, che aveva come protagonista un bambino dislessico. Meravigliosa la recitazione di quel bambino dai calzoncini corti, interessante quanto mai il problema trattato e piacevole l’ambientazione. La trama molto elementare: un bambino che non riesce per nulla a scuola, i maestri e i genitori che non si accorgono del problema psicologico del piccolo dislessico, per arrivare alla redenzione mediante l’incontro con un giovane insegnante di disegno che da piccolo aveva avuto lo stesso male.

Ho passato forse un paio d’ore – perché anche il povero Berlusconi ha voluto il suo guadagno con la pubblicità – veramente piacevoli ed interessanti, vorrei dire anche fruttuose. Il volto triste, tanto triste, del bambino, solo col suo dramma pur vivendo tra una folla di persone, m’ha posto il problema della infinità di persone di tutte le età che incontro ogni giorno, e che portano nel segreto del loro cuore terribili problemi, dai nomi diversi, ma dalla solitudine interiore che solamente la calda solidarietà può aiutare.

Finito il film, ho fatto il proposito: non voglio incontrare più nessuno come individuo, ma come persona unica e irripetibile che ha qualcosa da darmi, ma anche qualcosa da chiedermi.

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