Un ruolo non facile

Qualche giorno fa un signore, dall’apparenza ancora giovane, vedendomi procedere un po’ faticosamente sotto il peso di un grosso annaffiatoio, ha insistito per sostituirmi nel compito di annaffiare le piante che abbelliscono l’ingresso della vecchia chiesa del cimitero. Dopo qualche tentennamento, fatto più per cortesia che per convinzione, accettai molto volentieri l’offerta del nuovo “buon samaritano”.

Il giorno dopo mi ripeté l’offerta, dicendomi che egli veniva ogni giorno al camposanto di buonora per “salutare” sua moglie.

M’ero già accorto di come fosse, anche fisicamente, sconvolto da un lutto recente. Questa mattina mi parve doveroso aprire un dialogo meno formale con questa persona tanto disponibile e tanto cortese. M’accorsi subito che egli mi conosceva bene, ma mi capita di sovente di incontrare persone, a me assolutamente sconosciute, che si rivolgono a me, quasi mi conoscessero da sempre. Da molto imputo questi strani rapporti alla lettura del “diario” in cui io “spiffero” senza alcun pudore le mie cose.

In questo caso però non era solamente così; egli mi conosceva fin dai tempi di San Lorenzo, quando con monsignor Vecchi abbiamo tentato di dare risposte nuove alle tensioni che nel sessantotto avevano sconvolto gli schemi mentali della nostra gente, e in particolare dei giovani, ma soprattutto dell’articolazione, allora molto statica, dei gruppi parrocchiali.

Questo signore, ormai più che sessantenne, era stato, ai tempi di don Vecchi, il presidente del “Club della graticola”. Il club era una specie di movimento molto libero per i giovani maturi che ruotavano attorno alla parrocchia, mentre io a quel tempo mi occupavo del “Gruppo del martedì”, un gruppo giovanile di adolescenti, o poco più.

La conversazione, quanto mai cordiale, rievocò le ormai vecchie “avventure”. Guai ad una parrocchia che non si evolve, non s’aggiorna, non cresce. Ora tutto appare tanto statico ed ingessato!

Questo “giovane di ieri” mi confessò che monsignor Vecchi allora mi riteneva la sua coscienza critica. Ciò mi fa pensare, infatti qualche giorno fa lo scrissi, in merito ad una certa questione, al vescovo ausiliare: gli dissi che così mi sentivo di parlargli e che mi ascoltasse esattamente come “coscienza critica” della Chiesa veneziana. Non è questo un ruolo comodo, e un ruolo che non mi sono scelto, ma che mi ha imposto il mio sentire cristiano!

Che sia faticoso e pericoloso l’ho capito da un pezzo, spero però di non aver fatto una scelta sbagliata.

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