Mestieri in via d’estinzione

Il pomeriggio di qualche domenica fa è venuto a trovarmi mio fratello Luigi, che ha portato avanti la bottega di falegname di mio padre. Il nonno Vittorio ha fatto il carraio, il babbo il carpentiere, mentre mio fratello è diventato un esperto di serramenti.

Luigi aveva una bella notizia da dirmi; in verità me l’aveva telefonata appena sfornata, ma evidentemente sentiva il desiderio e il legittimo orgoglio di dirmela a voce: ossia aveva ottenuto 110 e lode dalla Commissione Universitaria Europea che dà la certificazione ai modelli di serramenti.

Oggi per la legislazione in atto che si rifà al Parlamento d’Europa nessuna fabbrica e nessuna bottega artigiana può lavorare se non presenta suddetta certificazione, che consiste nel sottoporre il serramento a prove estreme di tenuta al vento, all’acqua ed altre inclemenze atmosferiche.

La certificazione è, da quanto ho capito, una specie di master per cui il falegname è riconosciuto come un professionista serio e capace e può esercitare il suo mestiere.

Questo è esigito per un semplice falegname, come auspicherei, a maggior ragione, che anche i preti fossero sottoposti ad esami così rigidi per esercitare il sacerdozio ben più importante di una finestra o di un balcone!

Il discorso non si è fermato alla certificazione per cui mio fratello può costruire la finestra “Aisha” e la portafinestra “Anne” i nomi delle nipotine per cui egli va pazzo, ma si è spinto più in là. Ma qui le cose si sono fatte tristi: oggi non ci sono più nè garzoni nè apprendisti, morti questi artigiani ormai anziani, dietro a loro c’è il nulla a cui la Comunità Europea non pensa! Dietro ai nostri muratori, falegnami, fabbri, idraulici, ci sono rumeni, turchi, algerini, marocchini.

Ormai siamo giunti alla mollezza, in un tempo in cui la globalizzazione esige un impegno ulteriore i nostri giovani scelgono di fare i signori, con la benedizione delle televisioni e dei sindacati!

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