Una commovente testimonianza della tenerezza di Dio

Qualche mese fa è morto don Zega, il sacerdote della Compagnia di San Paolo che, prima, diresse per qualche anno “Famiglia Cristiana” e poi fu un ottimo redattore della rubrica “Lettera al direttore”. In quella circostanza il periodico, fondato da don Orione, dedicò parecchi articoli e servizi su questo splendido sacerdote intelligente e libero di pensiero.

Ho letto avidamente quegli scritti perché io sono quanto mai interessato a ciò che riguarda il sacerdote in genere e, in particolare, il sacerdote del nostro tempo. Fui, in quell’occasione, colpito da una frase che don Zega pronunciò durante l’omelia che tenne nel suo piccolo paese natio, quando festeggiò coi suoi paesani i cinquant’anni di sacerdozio. Don Zega disse: «Noi preti di questo tempo siamo chiamati soprattutto a testimoniare la tenerezza di Dio». Stupenda intuizione: “la tenerezza di Dio”!

Oggi la gente non teme più né il giudice, né il Dio punitore, ma credo che si commuova ancora quando incontra Dio che ci tratta, nonostante tutto, con tenerezza; almeno a me sembra così.

Stamattina, nella mia breve meditazione, ho letto un brano quanto mai persuasivo ed efficace sulla tenerezza di Dio. Me lo sono ritagliato perché voglio rileggerlo di sovente.

“Un giorno mi sono imbattuta in un passerotto, il più comune degli uccelli, che era stato ferito da un’auto. L’ho soccorso con delicatezza e l’ho portato a casa. Mi ha colpito la sua fragile bellezza: il dorso di un caldo color castagna, le ali marroni a strisce bianche, la testolina grigia, il petto candido e arruffato. Ero stupita che quelle fragili zampette fossero in grado di sostenere questa piccola e fragile creatura, anche in mezzo ad una tempesta. Mentre tenevo il minuscolo corpicino al sicuro tra le mie mani, ho sentito il battito del suo cuore affievolirsi, poi cessare: mi sono commossa.

Nel Vengelo è scritto che Dio sa quando un passero cade a terra. Mi sono resa conto che come il passero ha trovato rifugio benevolo tra le mie mani, così anch’io sono tenuta nel palmo della mano di Dio. Mi sussurra parole di tenerezza, mi dice che sono amata, accettata, accolta oltre ogni aspettativa.”

Mi piacerebbe tanto che i miei amici, e soprattutto i fedeli che mi ascoltano attenti e numerosi nella mia cattedrale tra i cipressi, potessero leggere queste parole per provare la dolce sensazione che ho provato io. Purtroppo io non riesco a parlare così bene della tenerezza di Dio.

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