Gli “amici” ossequiosi che rovinano la politica a tutti i livelli

Non ho mai stimato coloro che non hanno i coraggio di confrontarsi con chi non è della propria corrente e anche con chi gli è notoriamente contrario. Il dialogo, il confronto e perfino lo scontro onesto, sono convinto che siano sempre un fatto positivo che produce libertà, democrazia, giustizia e benessere. Purtroppo chi detiene il potere, forse per comodo, o per l’illusione di essere più libero di fare una politica efficace, si circonda di lacchè e di collaboratori sempre ossequiosi.

Monsignor Vecchi – e qui mi scuso con chi mi dirà che lo cito perfino troppo di frequente (d’altronde lui fu uno dei maestri più incidenti) – ogni tanto mi ripeteva: «Armando, circondati di persone libere ed intelligenti, perché se anche non sono del tuo stesso parere, ti criticano e si spingono fino a contrariarti ed opporsi dialetticamente ai tuoi giudizi o alle tue disposizioni, con essi potrai trovare sempre un punto di accordo, mentre tienti lontano dagli stupidi, perché questi facilmente ti pugnalano alle spalle o comunque non fan nulla perché tu non sbagli».

A tal proposito, non sono riuscito a capire i motivi veri, non quelli dichiarati per gli allocchi, del divorzio tra Berlusconi e Fini. A parte che hanno messo in un bel pasticcio il Paese, ma non so perché non hanno voluto trovare un punto d’incontro. Tra persone intelligenti, amanti del bene della collettività, c’è sempre un punto di intesa. Probabilmente, uno e l’altro, hanno ascoltato solamente “amici”.

Un giorno ho sentito uno che affermava che le liti ad oltranza, i ricorsi alla magistratura e in particolare le guerre, sono sempre assurdità, perché dopo una lite dannosa per tutti, in ogni caso salta fuori una soluzione, altrimenti saremmo ancora a proseguire le guerre puniche o quelle del Risorgimento! Tanto vale trovare l’intesa o il compromesso fin da subito!

Ma tornando a noi, ormai la civica amministrazione di Venezia ha celebrato i primi cento giorni di governo. Non so proprio dare un giudizio sul bilancio di questa nuova amministrazione, ma da quanto mi risulta e per quanto mi riguarda, non penso che l’assessore, che dovrebbe occuparsi dei poveri e dei vecchi, abbia mai convocato gli addetti ai lavori, chi si gioca su questi settori, per sentire una proposta o una critica. Forse ha parlato con i suoi burocrati, la carriera dei quali dipende da lui. Anche se questo assessore fosse intelligente, preparato, ed avesse accanto una buona squadra di tecnici, non solo non farebbe male, ma anzi avrebbe tutti i vantaggi, a concordare con chi ha lunga e diretta esperienza un progetto, da verificare con una certa frequenza.

Spesso l’amministrazione pubblica opera in solitudine e cala dall’alto norme inefficaci e perfino ingiuste. Giorgio Gaber affermava intelligentemente, che oggigiorno operare socialmente significa “partecipare”; le soluzioni migliori spesso sono quelle che emergono da un crogiolo di pareri diversi.

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