Se solo l’amministrazione pubblica aiutasse chi offre una vita più dignitosa agli anziani…

In questi ultimi mesi il tormentone che agita i responsabili del “Don Vecchi” sono gli anziani in perdita di autosufficienza. Un tempo i residenti, felici per l’ambiente signorile e gradevole, per i conforts che scoprivano nel nostro Centro e soprattutto per la retta a portata perfino di chi fruisce soltanto della pensione sociale, dicevano: «Ci avete offerto il Paradiso in terra!» Ciò mi gratificava e mi faceva immensamente felice. Al “Don Vecchi” di Marghera, aperto solamente un paio di anni fa, l’atmosfera è ancora quella da Paradiso, ma in quello di Carpenedo siamo arrivati almeno al Purgatorio.

Qualche giorno fa, in una delle mie visite sempre più rare in quel di Marghera, ho trovato un ambiente veramente idilliaco: ambienti comuni climatizzati, poltroncine moderne ed accoglienti, prato verde e ben rasato, quadri, ordine, pulizia e l’efficiente e completa autogestione m’hanno dato un po’ l’impressione di quel mondo bello che ognuno sogna. A Carpenedo però, la sempre più alta marea degli anni sta provocando lo stesso disagio che l'”acqua alta” provoca a Venezia. Ormai ci avviciniamo all’età media degli 84-85 anni, con tutti gli inconvenienti che quest’età comporta.

Stiamo studiando come rallentare l’invecchiamento o, semmai, puntellare l’autosufficienza che viene meno. Noi qualche idea l’avremmo, anche il Comune è totalmente consenziente, però in pratica l’operazione vorrebbe fosse a costo zero, e qui i conti non tornano!

Mi hanno riferito di qualcuno dei nostri che ha dovuto trasmigrare in casa di riposo. I racconti di questi “esuli” sono stati veramente raccapriccianti: pochissimo personale, nessuna possibilità di decisioni autonome, seppur marginalissime, pannoloni con funzione di latrina da svuotarsi solamente quando possibile, automi in attesa della “morte”, anche se non fisica, ma dello spirito e della persona umana. Il tutto al costo di cento euro al giorno.

Purtroppo, a causa dei regolamenti dell’apparato sociale, in pratica l’amministrazione pubblica scuce la borsa per queste soluzioni infernali, piuttosdto che aumentare l’euro e venticinque centesimi che finora mette a disposizione per ogni residente del “Don Vecchi”.

Potremmo trovare anche soluzioni alternative, però dovrebbero lasciarci liberi dagli schematismi di una burocrazia costosa ed insufficiente. Ora siamo nel guado, chi vivrà vedrà!

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