Gratitudine ai patriarchi della mia vita sacerdotale

I miei rapporti con i miei superiori della Chiesa veneziana non sono mai stati idilliaci, ma neppure burrascosi. Credo che questa convivenza, tutto sommato serena e costruttiva, sia merito più della altrui intelligenza e virtù, piuttosto che della mia saggezza e capacità di dialogo.

Non sono mai stato un gran frequentatore della curia o del palazzo patriarcale, non certamente a motivo di un rifiuto preconcetto, ma per la mia sensibilità umana e religiosa più propensa ad un servizio serio ed impegnato che ad una partecipazione assidua a riti e cerimonie. Non sono mai stato amante dei discorsi spesso inconsistenti ed in linea con la moda ecclesiastica del momento, perché convinto della necessità di un servizio attento, costante e generoso al Popolo del Signore.

Ho vissuto la mia vita da chierico e da sacerdote sotto i Patriarchi Agostini, Roncalli, Urbani, Luciani, Cè, ed ora Scola: figure splendide di vescovi intelligenti, dalla fede profonda e di grande sapienza pastorale.

Io sono veramente orgoglioso dei Patriarchi che ho conosciuto e che hanno guidato il mio servizio pastorale. Porto un ricordo alto del Cardinale Agostini, un Patriarca che sapeva bene il suo mestiere di vescovo e l’ha svolto con rigore e coerenza; del Cardinale Roncalli, futuro Papa, per la sua sapienza e la sua calda umanità; del Cardinale Urbani per la sua venezianità e per la capacità di rimanere a galla nonostante i tempi difficili della contestazione. Ricordo con stima e devozione il Cardinale Luciani per la sua umiltà e per il coraggio nel guidare un clero ed una Chiesa irrequieta; il Cardinale Cè per la sua pazienza illimitata, la sua spiritualità e paternità sofferta, e il Cardinale Scola per l’intelligenza, la ricerca e il dialogo con questa società secolarizzata.

Ho amato profondamente i miei vescovi, ho sempre tentato di viverne il messaggio sostanziale, ho dialogato con la parola e con le opere in maniera onesta, rispettando ognuno e manifestando sempre con franchezza il mio parere nel desiderio di contribuire al loro difficile ed importante ministero. Spero di essere stato, come mi sono sempre proposto, un prete “libero e fedele”. Sono loro riconoscente di avermelo permesso, senza strappi o diatribe inutili e dannose.

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