Seminare un’utopia

Più di una volta ho confessato pubblicamente di essere un accanito collezionista di episodi esemplari, di iniziative benefiche, di strutture assistenziali e di testimonianze di uomini che credono nella solidarietà e si impegnano a servizio dei fratelli.

Nel contempo mi faccio scrupolo di far girare queste notizie in maniera tale da fare quello che posso e riesco per maturare una cultura ed una mentalità positiva nel mondo in cui vivo. Qualcuno può pensare che questa fatica sia spesa per la riuscita delle iniziative di cui mi sto occupando, in realtà, pur avendo perfetta coscienza del mio limite, ritengo giusto e doveroso seminare a piene mani perché la società maturi a questi valori positivi.

Ciò non dovrebbe apparire così strano perché sono discepolo di quel Maestro che ha raccontato la parabola del seminatore la cui conclusione è quella, che nonostante la gran parte della semente sia andata a finir male, almeno una piccola parte che ha incontrato il terreno propizio ha prodotto il trenta, il sessanta e perfino il novanta per cento.

In questi giorni nonostante il poco tempo di cui dispongo, ho dedicato ben due giorni ad una troupe televisiva giapponese che s’è impegnata a proporre l’iniziativa delle dimore protette per anziani al lontano impero del Sol Levante. Ogni utopia ha assoluta necessità di qualche “folle” che sogni e s’impegni per un futuro migliore, per l’avvento di un mondo solidale.

Mosè pur avendo speso l’intera vita per dare una patria al suo popolo, non ebbe la fortuna di entrare nella Terra Promessa, ma senza la sua fede e la sua tenacia forse neanche la sua gente vi sarebbe mai entrata.

Ora almeno posso sognare dei vecchietti con gli occhi a mandorla vivere la loro vecchiaia in un don Vecchi di Tokio o di Nanchino!

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