A ottant’anni sacerdote all’ospedale dell’Angelo

Nota: questo articolo è stato scritto da don Armando alcuni mesi fa, non appena assumto il nuovo impegno presso l’ospedale dell’Angelo a Mestre.

Ringrazio il Signore e lo scoutismo di avermi donato il senso dell’avventura. E’ bello e provvidenziale che ragazzi, adolescenti e giovani sognino ad occhi aperti, ma è veramente straordinario che un prete ottantenne, che ne ha passati di tutti i colori, continui a sognare mentre ha già i piedi sul ciglio della tomba! E’ cominciata così: ad ottobre 2007 mi è stato chiesto di dare una mano in ospedale per supplire, i padri Camilliani, che se ne erano andati. Mi stancai, ma comunque sono venuto a conoscenza di un settore in cui la presenza di un prete può fare immensamente del bene.

La questione pareva che si fosse risolta con la solita toppa, se non che una volta ancora si è avverato l’ammonimento evangelico dall’inutilità di “toppe nuove su vestiti vecchi!” In verità in ospedale è capitato esattamente il rovescio, perché si è messo infatti una toppa vecchia su un vestito nuovo, il frate cappuccino se n’è andato.

Amici cari, che forse non sanno che ho ottanta anni, mi hanno telefonato esortandomi a ritornare.

Nostalgia, rimorso o forse spirito di avventura mi hanno “costretto” a telefonare al responsabile ufficiale mons. Pistolato, mio vecchio cappellano a Carpenedo, a cui dissi che avrei tentato di fare qualcosa.

Per ora celebrerò alla domenica e forse un altro paio di giorni alla settimana, rendendomi disponibile per confessioni ed unzioni in occasione di queste celebrazioni.

Mi impegnerò a fare della cappella un “faro” ed un “rifugio” per chi cerca ristoro e conforto e darò vita ad un settimanale per la preghiera e la riflessione di chi la malattia costringe a fermarsi, a riflettere e a prendere coscienza della propria fragilità e di aver bisogno di Dio.

Comincerò subito, perché nè gli ammalati nè io abbiamo tempo da perdere!

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