L’eredità che lascerò

Il nostro mondo mi pare che assomigli sempre più ad un rullo compressore, che stritola tutto quello che trova e rende appiattite ed irriconoscibili le persone anche quando sono personaggi notevoli.

Fino ad una ventina di anni fa era nota a tutti la bella e singolare figura di Raoul Follerau, l’apostolo dei lebbrosi.

Questo francese con la faccia rotonda e dalla “farfalla vistosa” al posto della cravatta, quasi sempre in compagnia della moglie, il quale appoggiandosi al bastone da passeggio, girava in lungo e in largo il mondo per portare avanti la sua impegnativa e provvidenziale “guerra” contro la lebbra, quella terribile malattia che fino a poche decine di anni fa imperversava in particolare in Africa, ma anche nell’America del Sud e nei paesi dell’Estremo Oriente.

Raoul Follerau, oltre che ad essere un apostolo, che si è assunto la splendida missione di liberare i lebbrosi del mondo dalla malattia che deforma il loro corpo e li costringe ad una vita penosa ed infelice, era anche un brillante scrittore, una prosa scorrevole era la sua, ma soprattutto usava immagini e pensieri estremamente incisivi.

In questa stagione della mia vita, in cui tutto mi rende frequente il pensiero dell’aldilà, mi è capitato in questi giorni di ricordare un passaggio del testamento ideale di Follerau: “Giovani del mondo vi lascio in eredità i progetti che non sono riuscito a realizzare, le imprese che non ho portato a termine, i miei sogni che sono rimasti solo sogni”.

Riflettendo su questo singolare testamento, mi sono scoperto tanto ricco, una specie di Rockefeller che possiede un immenso patrimonio del genere di questo apostolo, che in realtà ha realizzato dei progetti veramente colossali.

Credo che ogni uomo che ama il mondo, nonostante il suo impegno, si rende conto che, sono sempre infinite le cose che rimangono da fare e che comunque lasciamo incompiute.

Va a finire che prima o poi dovrò andare da un notaio per lasciare in eredità alla chiesa di Venezia, ai suoi sacerdoti e alle tantissime persone che ho conosciuto, questo immenso patrimonio di sogni e di progetti che mi appassionano dei quali sono riuscito a realizzare solamente una piccola parte.

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