“Cosa volete che io sia”

Il professor Giovanni Rama, l’illustre oculista che ha reso famoso l’ospedale di Mestre per il trapianto delle cornee e che ha grandemente contribuito per la promozione della legge per rendere possibili e più facili i trapianti e che iniziò quello splendido servizio di dedicare le ferie per operare in un ospedale all’interno del Kenya il quale non avrebbe mai potuto permettersi specialisti di primo piano e che infine ideò il grande progetto della Banca degli occhi che oggi è una felice “realtà”, mi ha sempre onorato del suo affetto e della sua amicizia.

Un giorno, in una delle tante conversazioni, che avvenivano nel suo studiolo, parlandomi della sua professione mi confessava che un medico serio dovrebbe fare il monaco, perchè la professione del medico è talmente assorbente che non lascerebbe spazio ad altri impegni.

Mi rimase sempre impressa questa affermazione di un uomo dedito seriamente al servizio della salute dell’umanità. Questo concetto è da secoli e secoli attuato da uomini e donne che hanno intuito che l’impegno per certi servizi, non lascia spazio ad altri interessi per quanto conformi alla natura e pur nobili ed alti.

Come capisco allora le ragazze che rinunciano all’amore di un uomo per poter amare tutti, i missionari che rinunciano ad ogni legame familiare per poter essere totalmente disponibili, come pure capisco lo sforzo titanico della chiesa nel voler mantenere il celibato dei preti. Se un prete vuole davvero dedicarsi a Dio e agli uomini non ha il tempo e possibilità di seguire le esigenze pur legittime di una donna e di una famiglia.

Se però un uomo sceglie di fare il prete ad ore o come un semplice mestiere allora non solo può occuparsi di una famiglia, ma anche di affari e di altro ancora!

Spesso mi viene in mente la confidenza del prof. Rama soprattutto quando al don Vecchi i residenti mi considerano prete quando pretendono avalli i loro interessi e perciò io diventi distaccato, comprensivo, accomodante e responsabile della struttura quando per un altro verso interessa loro la funzionalità e l’efficienza della struttura.

Io mi sento spessissimo in una situazione ambigua dalla quale non mi è possibile uscire. Se faccio il prete non dovrei interessarmi di nulla di quanto riguarda l’economia, la funzionalità, l’efficienza. Se invece faccio l’imprenditore tutte le qualità e i requisiti del sacerdote non mi sono che di imbarazzo e di impaccio per una sempre più completa razionalità ed efficienza amministrativa e sociale.

Probabilmente anche il prof. Rama portò fino alla fine l’ambiguità delle due funzioni che alla fin fine si danneggiano reciprocamente.

Credo che anche per quello che mi riguarda dovrò portare fino alla fine il peso ed il disagio di doveri e funzioni che sono alla fin fine contrastanti.

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