Un’utopia al don Vecchi

Le scoperte che vado facendo con il passare degli anni non sono tutte felici e positive.

Mi capita spesso di constatare che i mass-media e l’opinione pubblica hanno un’efficacia persuasiva enormemente superiore di quanto io riesca a passare anche alle persone che mi vivono accanto e che perciò sono nella condizione di conoscere direttamente gli ideali che perseguo e la testimonianza che cerco di dare. Finché si tratta di un’approvazione generica della nostra attività tutto va per il meglio, ma quando qualcuno dovrebbe calare nella propria vita i valori che tento di trasmettere casca pesantemente l’asino. È noto a tutti che l’istituzione del don Vecchi tende a permettere agli anziani che hanno redditi più che modesti di poter vivere una vita serena, circondati da simpatia, aiutati in tutto quello che è possibile dar loro.

È noto anche a tutti, ma soprattutto a chi vive all’interno della struttura del don Vecchi che è obiettivo ambizioso, ma certamente nobile, che al Centro si fa ogni sforzo perché chi ha la fatidica pensione sociale, che ad oggi ammonta a 516 euro mensili, possa vivere senza mendicare, senza privarsi dell’essenziale e senza pesare sugli altri.

Questa è la nostra utopia!

Riconosco che purtroppo sta divenendo un’utopia, non nel senso nobile del termine, ma forse in quello popolare, ossia quando ad utopia corrisponde come contenuto all’illusione.

Per perseguire questo obiettivo tutti, anche i meno esperti a livello economico, dovrebbero comprendere che per raggiungere questo risultato bisogna economizzare su tutto: luce, uso di imprese e di tecnici, acqua, e soprattutto sui dipendenti, che normalmente costituiscono sulla lista dei costi una delle voci più gravose.

Purtroppo quando una persona entra nel libro paga pare che tutti questi discorsi non la riguardino più e che diventi “vangelo” solamente lo statuto dei lavoratori, con tutti i relativi diritti che oggi, specie per le attività caritative, qual è la nostra, sono più che mai pesanti. Al don Vecchi avremmo bisogno che uno, non solamente rispettasse i compiti stabiliti dal contratto, ma abbracciasse la causa, più preoccupato del bene degli anziani che dei propri interessi.

Pare che questa sia veramente una chimera! A Marghera abbiamo perciò eliminato i dipendenti per puntare sull’autogestione sperando che il sogno si realizzi.

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