Una lettura che m’ha fatto riflettere

C’è tutta una letteratura che riguarda le abitudini, i pensieri e i comportamenti degli anacoreti e dei monaci del medio oriente, vissuti in solitudine, penitenza e preghiera, prima che nascessero i cenobi e i monasteri dei grandi ordini monastici quali i benedettini, i francescani i domenicani, i Servi di Maria e di altri ancora.

Di solito sono racconti, aneddoti, leggende assai piacevoli, che si rifanno a certi clichè e che normalmente vertono sull’ascetismo cristiano, maturato in relativa vicinanza alle origini di quel mondo che si rifaceva ai consigli evangelici: povertà, castità, obbedienza.

Ogni tanto mi capita di incontrarmi in qualche volumetto riguardante questo singolare aspetto del cristianesimo, più spesso mi capita di leggere qualche pezzo riportato da periodici di ispirazione cristiana.

Confesso che leggo volentieri questi discorsi perché sono spesso soffusi di saggezza e di una sana spiritualità.

Ultimamente mi è capitato di leggere il dialogo di un giovane aspirante con un vecchio monaco carico di anni e di sapienza.

Il giovane chiedeva al maestro quale fosse la formula migliore di preghiera gradita al Signore. Era la preghiera fatta con i salmi, era la preghiera del cuore, era la preghiera comunitaria, era la preghiera che nasceva dalle circostanze? Il vecchio monaco tentennava il capo un po’ perplesso ad ogni indicazione, facendo osservare i limiti e le insidie di quelle forme di adorazione. Poi, pensoso disse al giovane fratello in ricerca spirituale: “L’altro giorno ho visto e sentito un contadino, che aveva un campo vicino al mio romitorio, che imprecava contro il cielo e se la prendeva con Dio con parole amare, astiose e quasi di sfida per l’arsura che gli stava bruciando il campo. Vedi forse quel contadino stava pregando davvero!”

“Ma padre, quello l’ho sentito anch’io, ma bestemmiava, non pregava!” – “No figliolo, quel contadino credeva veramente in Dio, dialogava con parole vere e sentite, non recitava parole colorate inviando in cielo bolle iridiate di sapone, come fan tanti uomini di chiesa!”

Il discorso mi è interessato e piaciuto assai; se la preghiera non è un dialogo vero, con parole serie su problemi sentiti, con sano realismo, sono del parere che è un perditempo inutile ed illusorio.

Se noi poveri uomini non sappiamo che farcene delle chiacchiere fatue ed inconcludenti, al Signore credo piaceranno meno ancora!

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