Villa Flangini e i ricordi del “mio piccolo mondo antico”

C’era una mia cara e preziosa collaboratrice, che per molti anni ha gestito la Malga dei Faggi, la casa di montagna per i ragazzi della parrocchia, che ogni giorno mandava qualcuno in paese a comperare “Il Gazzettino” per leggere esclusivamente gli annunci mortuari e l’oroscopo.

Questa abitudine mi spinge talvolta a dare una sbirciata veloce agli avvisi mortuari. Questa mattina ho scoperto con grande sorpresa l’epigrafe di Gianni Pellizzari, il titolare della fabbrica di scarponi “La Nordica” che trent’anni fa mi ha venduto Villa Rossi ad Asolo alla quale poi noi abbiamo dato il nome dei patrizi veneziani Flangini che l’hanno costruita nel 1870.

L’annuncio funebre ha ridestato nel mio animo ricordi, nostalgie, avventure e fatiche di ogni genere per comperarla, restaurarla e gestirla, un vero guazzabuglio di sentimenti!

Avevo creato in parrocchia un piccolo staff di collaboratrici che dedicavano il fine settimana alla ricerca di una struttura nei colli della pedemontana da dedicare agli anziani.

La signorina Russo lesse su “Il Gazzettino” l’offerta di vendita di una villa ad Asolo, il pomeriggio della festa del Corpus Domini, con don Gino partimmo per esplorare l’edificio. Ce ne innamorammo a prima vista, tanto da nascondere un mobile in stile impero che poi la signorina Rita trasformò in un divano.

Possedevo allora soltanto 70 milioni, la signora Albavera che poi vendette la sua casa perché potessimo comperare l’appartamento di Via Comelico, in cui ora è ospitato il sacrestano, ma che allora avevamo attrezzato per ospitare 5 anziane, ci prestò e poi regalò i 40 milioni mancanti.

Poi comincia subito l’avventura del restauro: con gli aiuti di Adriano Rossetto e di Luciano Busatto e la collaborazione di innumerevoli amici.

Arrivavamo ad ospitare in una stagione anche 400 anziani; per le prenotazioni c’era una coda infinita al Ritrovo di via del Rigo.

Ricordo l’inaugurazione con sei corriere di mestrini senza contare le automobili.

Villa Flangini è stata per me, ma anche per la parrocchia, una vera epopea: incontri con i pittori, ritiri per i cresimandi e i ragazzi della prima comunione, giovani in servizio, ed anziani a non finire!

L’anfitrione di casa dottor Zambon, elegante, signorile come un baronetto della Regina d’Inghilterra, che per anni gestì la villa portandola ai fasti antichi. L’immagine di Gianni Pellizzari, il venditore, ha portato a galla una folla di ricordi del “mio piccolo mondo antico” che credevo d’aver seppellito per sempre che ora però scopro che è ancora vivo sotto la cenere.

Noi vecchi d’oggi abbiamo la terribile sfortuna di poter vedere come appassisce presto “la gloria” del mondo che con tanta fatica abbiamo costruito!

Pazienza! Tra tanti vantaggi dobbiamo accettare anche queste melanconiche conclusioni!

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