Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITÀ” – 25 febbraio 2018

Da “COMUNITÀ PARROCCHIALE SS.TRINITÀ”25 febbraio 2018
settimanale della parrocchia omonima di via Terraglio

L’articolo di fondo di questa settimana del parroco don Angelo è veramente un inno alla fiducia nel Signore, che nonostante tutti coloro che in buona o in cattiva fede tentano di rallentare il Suo cammino verso il futuro, creando ostacoli con il loro conservatorismo e la loro miopia spirituale, s’apre, spinto anche dal coraggio e dalla fede viva di Papa Francesco, verso il domani di una Chiesa giovane, viva e aperta al nuovo.

Confesso che la lettura di questo articolo mi ha fatto molto del bene e lo trascrivo perché convinto che farebbe del bene pure a tutti i preti e laici che lo leggessero con cuore aperto.

Mi augurerei che l’articolo fosse pubblicato in tutti i periodici parrocchiali perché solo battendo questa strada la nostra Chiesa avrà un domani.

don Armando

Domenica 25 febbraio 2018 seconda di Quaresima

Questo nostro
Ve lo posso dire con tanta schiettezza: in questa Chiesa mi trovo a mio agio. Ho mille critiche da fare soprattutto nei confronti della Chiesa italiana, che gradatamente è andata spegnendo lo slancio del tempo conciliare. E tuttavia Papa Francesco è riuscito a dare una svolta che certamente ha creato tanta confusione ma nello stesso tempo ha indotto a ripensare in profondità alla fede in Cristo, messaggero di pace e di salvezza. L’attuale dibattito sulle aperture di Francesco nei confronti della Cina sono un passo avanti verso l’evangelizzazione del mondo e, mentre il Cristianesimo si sta spegnendo nei cuori dell’Occidente, sazio e ben pasciuto, sicuro delle sue frivolezze ed esposto continuamente alle proprie beghe interne, il messaggio cristiano si propone come via da percorrere con fecondità sulle strade dell’Asia, come in quelle dell’Africa. Penso con rammarico al tempo tra la fine del ‘500 e gli inizi del ‘600 allorquando il gesuita abruzzese Matteo Ricci aveva intrapreso la strada dell’evangelizzazione della Cina facendosi lui stesso cinese e rivestendo Cristo delle note cinesi del mandarino e della lingua locale. Intervenne allora il Santo Ufficio con sanzioni severe richiamando il fatto che Cristo era e rimane occidentale senza alcun compromesso; era la visione ottusa di quella Chiesa prigioniera della mentalità dell’inquisizione che in nome della religione cattolica rinnegava l’elemento qualificante del messaggio cristiano, cioè la carità. Oggi nella Chiesa fortunatamente c’è un dibattito aperto con scontri di non poco conto; il Papa stesso è coinvolto in questi scontri e siamo tutti ben consapevoli che la parola di Gesù è concretamente vera: “molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera (Gv. 16, 12). Siamo consapevoli che la Chiesa, come il grembo di Maria, contiene tutto Cristo, Messia e Figlio di Dio, ma la Chiesa come Maria comprende un po’ alla volta la ricchezza di questa presenza divina nel seno della nostra povera umanità.

Basta lasciarsi guidare dalla storia, o meglio per usare l’espressione di papa Giovanni, dai segni dei tempi che sono le indicazioni di dove sta per apparire la salvezza di Dio, sono le frecce direzionali che occorre vedere, interpretare, ascoltare, approfondire. Francesco ha indotto a ripensare alle tematiche più urgenti intorno al matrimonio con due sinodi, anche per non abbandonare al nulla chi dall’esperienza sponsale esce umanamente provato e cerca un rapporto con Cristo presente nel segno eucaristico. Nel contempo ci

sono anche dei cardinali che contestano con i cosiddetti “dubia” ribadendo la dottrina tradizione della Chiesa. Non ci scandalizziamo di fronte a questo confronto serrato, anzi è un’occasione per crescere nella consapevolezza della fede. Il Papa, in continuità con il suo immediato predecessore, cerca una soluzione perché la Chiesa entri nella vita normale cinese e il cardinale emerito di Hong Kong gli spara contro delle potenti bordate accusandolo di tradimento. Qualcosa di analogo avvenne intorno agli anni ’60 allorquando Papa Giovanni avviò il dialogo con i Paesi europei comunisti. Nessun scandalo per tutto questo: sta crescendo la consapevolezza; ed oggi abbiamo un notevole vantaggio: fortunatamente chi dissente non deve fare i conti con il tribunale dell’inquisizione e, in caso di condanna, non viene consegnato al braccio secolare per il rogo. Potremmo ripetere con papa Giovanni: Tantum aurora est, è solo un inizio, seguirà la luce del giorno pieno.

Caro don Angelo,
bene l’articolo su Papa Francesco ma attenzione in ogni caso non all’originalità evangelica di Papa Francesco ma a suoi eventuali maldestri imitatori. Insomma non Tommaso dobbiamo temere ma gli epigoni tomisti; non il Papa ma i papisti che pretenderebbero di imitarlo estrinsecamente senza averne la statura, la spiritualità, la libertà interiore!

(don Luigi Battaggia)

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