Da “COMUNITÀ E SERVIZIO” – 4 febbraio 2018

Da “COMUNITÀ E SERVIZIO”4 febbraio 2018
settimanale della parrocchia San Giuseppe di viale San Marco

Il foglio A3 si presenta elegante ed equilibrato tra lettura cristiana della vita di ogni giorno e le proposte derivanti dalla liturgia e dalla vita della comunità cristiana. Il filo conduttore di questa settimana per quanto riguarda la prima parte, mi sembra sia quello di testimoniare, di aprirsi al prossimo ed offrire il meglio di ciò che abbiamo nell’animo. Questa riflessione è portata avanti dall’articolo di spalla del parroco don Natalino e dall’articolo di Monica Alviti che individua nel sorriso il messaggero della propria offerta umana e spirituale.

Interessante è pure la messa in atto del programma dell’ACR della parrocchia che tenta di tradurre concretamente “l’essere costruttori di pace oggi”.

don Armando

DA PERSONA A PERSONA
di don Natalino Bonazza

Tutto ciò che conta nella vita si comunica così: da persona a persona. : E’ un fatto elementare, ma corriamo il rischio di dimenticarlo. Facciamo un esempio. Che cosa ricordiamo degli anni di scuola? Prima di tutto quell’insegnante, quella maestra o quel prof. Forse perché ci hanno insegnato le regole dell’analisi logica, le formule della trigonometria o lo spelling oxfordiano? Le nozioni apprese spesso restano sbiadite e vengono superate da quello che ora sappiamo. Noi ricordiamo queste persone anzitutto per quello che ci hanno trasmesso di sé. L’educazione infatti avviene essenzialmente partecipando il gusto della scoperta, una passione nel fare, la ricerca del vero e del bene. Come già ebbe a scrivere Montaigne: «Insegnare non è riempire un secchio ma accendere un fuoco». Anche le nostre parrocchie sono comunità in cui occorre realizzare una continua comunicazione di vita: in modo umanissimo, ma avendo presente che tutto sgorga da una Fonte speciale. Il cristianesimo infatti non consiste anzitutto in un complesso di dottrine o norme morali, ma nell’aprirsi all’incontro col Crocifisso risorto, che si dona nello Spirito Santo attraverso la Parola, i sacramenti e il «contatto» con le membra del suo corpo che è la Chiesa. «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!» (Lc 12,49). Il suo desiderio vivo ci prenda e coinvolga sempre di nuovo, anche quando ci sembra di aver tra le mani legna fradicia di indifferenza e sfiducia.

FAI SCATTARE LA PACE CONTRO L’INDIFFERENZA
Il mese della pace

Per l’ACR gennaio è un mese molto importante, perché è interamente dedicato alla pace tra gli uomini. Quest’anno, da bravi fotografi, tutti i bambini hanno cercato di far SCATTARE LA PACE CONTRO L’INDIFFERENZA, e non solamente ascoltando o guardando, ma diventando dei veri fotografi alla ricerca dello scatto di pace. Abbiamo incentrato tutti e tre gli incontri del mese sull’importanza dell’incontro con altre persone.

Domenica 14 abbiamo incontrato la pace in una situazione di povertà. È venuto a trovarci il signor Alberto, il quale dopo delle spiacevoli circostanze della vita si trova in una situazione di povertà.

Lui però ci ha insegnato che non bisogna mai abbandonare la fede nel Signore e nel prossimo e che grazie agli incontri con le altre persone lui non si sente solo. Domenica 21 gennaio abbiamo incontrato la pace con i nostri amici dell’ACR provenienti da altre parrocchie della diocesi di Venezia.

È stata una grande festa divertente e gioiosa, ma ha dato la possibilità a tutti i bambini di pensare a quante volte l’indifferenza, il bullismo e l’essere prepotente allontana la pace tra di loro. Domenica scorsa infine abbiamo cercato di portare la pace nel nostro quartiere con un gesto semplice: dopo la messa delle 10 siamo andati a fare visita a quattro signore anziane della nostra parrocchia.

Con l’aiuto della nostra carissima e preziosissima signora Gina, che settimanalmente va ad incontrarle, queste signore anziane ci hanno aperto la porta della loro casa e abbiamo vissuto un momento di pace, vincendo l’indifferenza, con persone che molte volte sono sole. Anche se il mese della pace si è concluso, gli insegnamenti ricevuti rimarranno impressi nel nostro cuore e ci faranno ricordare l’importanza di portare la pace attorno a noi.

Valentina e Leonardo

SMILE :)

L’altra mattina ero in auto. Giornata uggiosa. Stavo andando al lavoro ed ero tutta concentrata sui miei programmi: in studio devo fare questo e quell’altro, devo chiamare Tizio, spostare l’appuntamento di Sempronio, fare la spesa e pensare alla cena di stasera.

Immagino l’espressione corrugata che devo aver avuto in quegli istanti. Ad un tratto, in prossimità delle strisce, ho dovuto rallentare per far passare un pedone che inaspettatamente mi ha guardata, ha fatto un cenno con la mano per ringraziarmi e mi ha sorriso.

Un sorriso… qualcuno lo ha definito “l’unico taglio che fa bene all’anima”. A me viene da dire “l’unico taglio che ti ricuce l’anima”‘. Quel sorriso mi ha alleggerito la giornata. Quel semplice gesto di probabile gratitudine, per niente scontato al giorno d’oggi, ricevuto da uno sconosciuto, mi ha colpito in paragone alle tante mamme che nell’attraversare la strada strattonano i loro figli per un braccio, ai vecchietti che mettono avanti la mano per farti rallentare, a chi distrattamente attraversa con gli occhi sul cellulare. Diamo per scontato che sulle strisce l’automobilista si debba fermare, lo dice il codice della strada. Certo che sì ma non è altrettanto scontato che si debba passare senza nemmeno degnare di uno sguardo chi ti lascia passare. Sarà anche un atto dovuto dare la precedenza ai pedoni ma non è da tutti, quindi rientra a pieno diritto anche nella categoria degli atti “gentili” e come tale va pur sempre apprezzato.

Un sorriso certo non cancella i problemi, non cambia il mondo ma cambia un pochino le relazioni! Mi è stato detto spesso che ho un bel sorriso e lo ritengo davvero un gran complimento perché significa che lo indosso frequentemente ed è il mio biglietto da visita con le persone che la vita vuole farmi incontrare. Un sorriso allenta le tensioni, rende più propensi verso l’altro, alimenta buone relazioni. Vuoi mettere salutare qualcuno sfoderando un bel sorriso invece di un semplice buongiorno frettolosamente pronunciato?

Sostenere un amico in difficoltà posandogli una mano sulla spalla con un sorriso incoraggiante stampato sul viso invece di una mogia mano sulla spalla e basta? Vuoi mettere incrociare lo sguardo di qualcuno e sorridergli invece che rabbuiarsi e pensare “oddio, e questo ora cosa vuole da me? ” Andare a far visita a qualcuno in ospedale portando in dono un sorriso di speranza invece di un volto preoccupato e triste? Vuoi mettere? E mettici un sorriso!

Monica Alviti

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