Da “PROPOSTA” – 28 gennaio 2018

Da “PROPOSTA” – 28 gennaio 2018
settimanale della parrocchia di San Giorgio di Chirignago

Questa parrocchia conta 7769 anime e dispone di due sacerdoti. Il foglio parrocchiale, vivo e grintoso, normalmente esce in un foglio A4. Eccezionalmente, come in questa settimana, in due fogli A4.

L’articolo di fondo è a firma di don Roberto, il parroco che, partendo dal tragico evento del suicidio di una giovane parrocchiana ventenne – evento che ha turbato profondamente la comunità – con logica stringente ed acuta rifiuta l’atteggiamento di chi, non credente o credente, accusa Dio di questi amari drammi.

C’è da segnalare pure una toccante “lettera non firmata”, da parte di una persona di fede profonda che vale la pena di leggere perché è quanto mai profonda ed edificante.

Segnalo pure due altri articoli: il primo sulla festa delle giovani famiglie, il secondo sul “Comune lumaca”.

don Armando

NON CAPISCO…

Avevo scritto questo “editoriale” di getto con la veemenza che spesso non riesco a contenere. L’ho letto alle catechiste durante la consueta riunione del mercoledì ed ho capito (anche se non me l’hanno detto di brutto) che andava riscritto. Magari i contenuti erano giusti, ma lo stile andava limato.

Ed eccomi qua.

Si tratta di qualcosa che ho avvertito parlando qua e là, a proposito di quanto è accaduto in parrocchia in questi giorni. Più di qualcuno se l’è presa con Dio, con il buon Dio.

Io sto dalla parte di Dio senza se e senza ma. A prescindere.

E questo perché credo in Lui e so che è buono. So anche che ha sempre rispettato la mia libertà e che lo farà anche in futuro, perché è il dono più prezioso che mi ha dato. Anzi, che ci ha dato. Trovo che prendersela con Lui vada contro la logica. La fede non si basa sulla logica. Ma la presume.

E la presume perché la logica è come la giustizia: dà a ciascuno il suo.

Sgombra il campo da stupidaggini che non stanno né in cielo né in terra.

La logica mi impedisce di accusare chi non è accusabile in nessun modo.

Se trovo la mia panchina strisciata con un chiodo, non posso prendermela con mio nipote che fa il pilota di aerei nel Dubai.

Dunque: Dio rispetta la libertà dell’uomo. Lo ha fatto sempre. Del resto nessuno di noi accetterebbe di essere privato della sua libertà, anche se l’uso di essa potrebbe far del male a qualcuno.

Ancora: può Dio fare il guardiano, il poliziotto, la crocerossina quando qualcuno si comporta in maniera contraria ai suoi comandamenti?

Può essere accusato di essere colpevole un Dio che ha chiaramente detto e scritto: questo non si deve fare, questo non si fa?

Trovo anche che accusare Dio sia diventata un’abitudine diffusa.

Lo accusano coloro che non credono in Lui (e che perciò dovrebbero ignorarlo) e lo accusano, incredibile, anche coloro che in Lui credono e si dicono cristiani. Purtroppo quando si accusa il Signore non occorre motivare o dimostrare.

Tanto quasi sempre si è dalla parte della maggioranza. E quando si è in maggioranza la ragione ci viene data senza tanti problemi.

Accusare qualcuno che non ha colpa senza dover dimostrare la verità delle proprie accuse perché si è coperti dall’essere maggioranza mi sa da vile. E devo dire che oltre a non approvarlo mi irrita pure. Ecco. Se parlate con me sappiate che per principio e sempre starò dalla parte del Signore.

don Roberto Trevisiol

ALTRA RIFLESSIONE

…. Per me questa non è stata volontà di Dio. Non tutto quello che accade è volontà di Dio. Paola non ha fatto la volontà di Dio. E che cavolo: in che razza di Dio dovrei credere? In un Dio la cui volontà è che una delle sue figlie preziose si tolga la vita? Ma se Dio ha fermato persino la mano di Abramo che stava per uccidere Isacco, non avrà cercato di fermare anche Paola?

Io non posso credere che Paola abbia fatto la volontà di Dio. Credo che Dio Padre l’abbia già perdonata, che è diverso. Credo che Dio Padre sappia che lei non ce la faceva più, lei, con la sua storia, col suo dolore, con le sue paure, con le sue fragilità. Credo che Dio sappia che Paola non poteva immaginare il dolore e lo strazio che avrebbe lasciato. E per questo sono convinta che Dio l’abbia perdonata ancor prima che lei agisse, e l’abbia raccolta direttamente nelle sue braccia. Ma questo non significa che questo fosse il disegno che Dìo aveva su Paola.

E’ che noi uomini il disegno dì Dio non lo conosciamo, e a volte ci sbagliamo.

E’ che siamo deboli, siamo fragili, sbagliamo, pecchiamo, qualche volta scegliamo la via che ci sembra più facile, qualche volta non vogliamo affrontare ì problemi, qualche volta rifiutiamo il bene che gli altri ci vogliono. Mica sempre perché siamo cattivi, a volte semplicemente perché siamo uomini e quindi non siamo esseri perfetti. Altrimenti saremmo dei. Paola era una piccola donna, non era perfetta, e non ce l’ha fatta a sostenere il dolore che aveva dentro.

Domenica mattina guardavo Gesù crocifisso, e non avevo dubbi che lui più di tutti noi poteva capire Paola, e che l’aveva già accolta. Mio padre, nei giorni prima di morire, diceva: “Ho fatto tanti errori, ho commesso tanti peccati, ma sono tranquillo: ci ha fatti Lui, sa di che pasta ci ha fatti”. Ecco, io sono convinta che Dìo abbia perdonato Paola, perché sa quanto è stata dura e sa quanta fragilità c’è dentro ciascuno di noi. Gesù ha conosciuto il dolore, la sofferenza, la disperazione (allontana da me questo calice… Dio mio perché mi ha abbandonato…); Dio sa di che pasta ci ha fatti; e, come in un sillogismo, a me questo basta per sapere che Paola adesso è tra le loro braccia; mi immagino Dìo Padre e Gesù suo figlio che se la contendono, per lenire il suo dolore e starle accanto.

Ma questo non significa che la morte di Paola fosse volontà dì Dio.

E non solo il gesto di Paola non era volontà di Dio. In questa storia c’è tanto altro che non è volontà di Dio ed è il fatto che noi adulti, io per prima, io mi sento corresponsabile di tutto questo, io ho collaborato a costruire un mondo in cui una ragazza ha pensato che l’unica scelta che le era rimasta era quella di togliersi la vita. Noi adulti abbiamo dettato le regole del gioco. Io, che sono stata tra le sue educatrici, sono corresponsabile di questo scempio.

E allora prego Dio di perdonarmi per quello che ho fatto e per quello che non ho fatto.

E non gli chiedo la pace e la serenità. Gli chiedo di togliermi il sonno ancora per qualche notte. Gli chiedo di fare in modo che dalla mia mente non si allontani mai l’immagine di Paola e quella dello strazio negli occhi dei suoi genitori. Perché tutto questo mi sproni a fare di tutto perché questo non accada più. Chiedo a Dio che non ci dia pace e non ci dia tranquillità finché non saremo riusciti a costruire un mondo in cui ogni giovane senta di essere amato, apprezzato nella sua unicità e sappia che c’è una via d’uscita a tutto, e sappia che il dolore passa, che la morte non è mai l’ultima parola, che la vita è più grande, che la vita ha bisogno di tempo per sbocciare, e che in questo tempo dobbiamo essere pronti ad accogliere la gioia, ma anche il dolore, il successo e l’insuccesso, le nostre conquiste e le nostre perdite, le nostre genialate e i nostri sbagli, chi ci ama e chi ci disprezza, i nostri sentimenti positivi e quelli distruttivi. Perdonami, Signore, e non darmi pace.

(Lettera firmata)

FESTA DELLE GIOVANI FAMIGLIE

PERMESSO… GRAZIE… SCUSA… Queste sono le tre parole che Sabato scorso, durante l’ormai tradizionale incontro delle giovani famiglie, Papa Francesco ci ha suggerito. Da un grande schermo posizionato a fianco dell’altare è stato infatti trasmesso uno spezzone dell’udienza generale del 13 Maggio 2015 in una chiesa gremita di adulti e bambini vivaci ma attenti.

Tre semplici parole che all’interno delle famiglie e della società stessa “racchiudono una grande forza” e “aprono la strada per vivere bene”; chiedere PERMESSO significa entrare nella vita dell’altro con fiducia e rispetto senza dare tutto per scontato, dire GRAZIE significa imparare la gratitudine e la riconoscenza che portano alla dignità della persona e alla giustizia sociale, chiedere SCUSA significa imparare a perdonare e quando non lo si fa “piccole crepe si allargano fino a diventare fossati profondi”.

Dopo questa breve riflessione, semplice ma schietta e profonda, il momento di preghiera si è concluso con lo scambio tra le famiglie di un bigliettino con un augurio o una preghiera in segno di condivisione fraterna. La serata è poi proseguita in sala San Giorgio dove ci attendeva un abbondante buffet preparato da consumare “in piedi” in modo da potersi muovere tra i tavoli e poter quindi parlare con molte persone e rivedere vecchi amici. La conclusione ha sicuramente reso felice ì nostri figli che hanno potuto assistere allo spettacolo del mago Giovanni che per quasi un’ora ha stupito tutti (anche gli adulti) con le sue illusioni.

Pensiamo che questo modo di ritrovarsi a celebrare e ricordare l’importanza della famiglia sia veramente azzeccato: una riflessione e una preghiera semplice ma concreta, mangiare assieme e passare con gioia una serata in compagnia.

Grazie don Roberto a te e a tutti quelli che hanno collaborato e che hanno permesso questa bella serata… in FAMIGLIA.

Valentina e Alberto.

IL CAMPETTO

Sembra incredibile ma solo in questi giorni abbiamo ricevuto la piena e totale agibilità del nostro “Campetto”, gli ex spogliatoi. Ci sono voluti dieci anni. La storia molti la sanno ma forse va ricordata.

Dieci anni fa una famiglia della nostra parrocchia si è detta disponibile a finanziare il recupero degli ex spogliatoi completamente in rovina e in procinto di crollare. Avviata la pratica, fummo convocati dall’allora assessore ai lavori pubblici e all’edilizia (forse confondo i ruoli ma la sostanza non cambia) per discutere del progetto. In sostanza ci veniva proposto dall’autorità pubblica di ampliare le nostre intenzioni per inserire gli ex spogliatoi nel contesto della nuova piazza di Chirignago. In particolare di spostare il sedime dove costruire l’opera per metterlo in linea con quello che poi tutti avrebbero chiamato “il mostro”, l’inutile (e costosissimo) porticato che c’è ancora e per dare allo stesso uno sfondo. In particolare ci veniva chiesto di creare un qualcosa su cui dipingere una grande figura di San Giorgio, il patrono del paese.

Questo avrebbe comportato una enorme lievitazione dei costi, ma la famiglia di cui sopra accettò, e noi con lei. Presentati i progetti dettagliati il comune di Venezia li approvò con una concessione edilizia “senza se e senza ma”. Piena.

I guai sono iniziati quando qualcuno scoprì che il permesso avrebbe dovuto essere prima presentato alla sovrintendenza ai beni ambientali in quanto la zona era ed è gravata da vincolo paesaggistico per la presenza del Rio Cimetto a meno di 150 metri di distanza. Questo vincolo non era segnato sulle carte allora in funzione. Non lo sapevano i tecnici comunali, come avremmo potuto saperlo noi?

Da lì in poi è stato un calvario con il pericolo che venisse ordinato l’abbattimento dell’opera. Con l’aiuto di professionisti preparati e con il sostegno di don Andrea nel frattempo diventato economo diocesano, si è arrivati a rimettere tutto in ordine e, in questi giorni, ad avere il definitivo “Ok” che ci permette di dormire sonni tranquilli. Ma sono passati 10 anni….

Noi non dovevamo dormirci dentro, ma chi si trova nella necessità di risolvere i propri problemi, può attendere sempre così tanto?

Arrivati al termine di questo lungo percorso ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato.

don Roberto Trevisiol

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