Sono purtroppo in pena!

Credo che tutti i lettori ormai sappiano che io scrivo quando ho tempo e soprattutto quando penso d’avere qualcosa da comunicare per il bene della fede, dei poveri e della mia città. Tanti lettori infatti mi dicono di aver scoperto che certi temi sviluppati nelle mie “Riflessioni” si riferiscono ad eventi vecchi di almeno un paio di mesi ma quando l’articolo viene stampato, anche se fa riferimento ad episodi datati, il messaggio che volevo trasmettere generalmente non perde la sua efficacia. Cosa pretendete, amici miei, da un prete di quasi novant’anni? Che cosa vi aspettate da me?

Vorrei rendervi partecipi della confidenza di un mio insegnante di settant’anni fa: “Caro Armando, sappi che io usualmente quando acquisto il giornale, per poterne valutare efficacemente la consistenza e la correttezza dei contenuti, lo lascio sul tavolo per almeno un mese”. Io non commento notizie e fatti datati per scelta come faceva lui ma per necessità, spero comunque che le ansie, le preoccupazioni, i sogni e i progetti di un vecchio prete possano essere di una qualche utilità anche per gli altri.

Vengo al sodo: oggi è il primo di ottobre e lunedì 19 ottobre sogniamo di aprire il “Ristorante” per i poveri occulti: i cittadini monoreddito, quelli che hanno stipendi da fame o peggio ancora sono disoccupati, cassaintegrati, ecc. So per certo che l’accettare quest’offerta richiederà loro molto coraggio anche se la proposta offre un ambiente signorile, un servizio inappuntabile ed un centro di cottura eccellente. Lo staff che si è fatto carico di questa impresa, e che ha come responsabili i coniugi Graziella e Rolando Candiani, ha fatto l’impossibile per far conoscere questa iniziativa benefica. Tutte le emittenti televisive e le testate dei giornali cittadini ne hanno parlato più volte ed inoltre abbiamo scritto a tutti i parroci, alle assistenti sociali e alle agenzie della solidarietà cittadina.

L’organizzazione del Ristorante è più che adeguata a ricevere un numero consistente di commensali grazie anche al contributo dell’Associazione Vestire gli Ignudi e al reclutamento di più di una trentina di volontari. Per me rimane un’incognita e una preoccupazione: le parrocchie conoscono veramente i loro parrocchiani in difficoltà e hanno strumenti per contattarli e convincerli ad approfittare di questa opportunità? Confesso che mi spiacerebbe “perdere” ma se ciò avvenisse saprei di aver fatto l’impossibile per “vincere”.

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