Il nuovo ristorante

Non sto a ripetere ai miei amici come è nato il progetto di aprire un ristorante per le persone in difficoltà che soffrono in silenzio, che si vergognano di chiedere aiuto e che non bussano alle porte del comune o della parrocchia.

Per almeno cinquant’anni sono stato l’assistente della San Vincenzo cittadina motivo per cui, infinite volte, mi sono sentito ripetere, soprattutto da quelli che normalmente non scuciono un solo euro per i poveri e che sanno solo criticare, che noi aiutiamo i fannulloni, quelli che sono poveri per mestiere, quelli che dovrebbero essere costretti a guadagnarsi il pane con il sudore della loro fronte mentre trascuriamo i veri poveri, quelli che meriterebbero di essere aiutati. Accusare e criticare è la cosa più facile di questo mondo mentre risolvere i problemi concreti è ben più difficile. Comunque sono sempre stato convinto che nella critica ci sia un po’ di verità.

Quando mi si è presentata inaspettatamente un’opportunità che sa di miracolo, nonostante i miei quasi novant’anni ho sentito il dovere di raccogliere le poche forze residue e di tuffarmi, anima e corpo, in questa nuova esaltante avventura solidale. Come Napoleone, mi si perdoni il paragone, mi sono rivolto ancora una volta alla mia gloriosa vecchia guardia: Graziella e Rolando Candiani che per vent’anni mi hanno affiancato nelle battaglie fortunatamente vinte per i Don Vecchi. Ho poi dato fuoco alle polveri attraverso: Gazzettino, Corriere del Veneto, Gente Veneta e tutte le testate televisive che sono riuscito a contattare per coinvolgere l’opinione pubblica, quindi ho cominciato a parlare ovunque e con tutti di questo progetto ambizioso ma nobile, progetto volto a convincere tutti coloro che sono in difficoltà affinché trovino l’umiltà per accogliere positivamente l’aiuto che viene loro fraternamente offerto. Ora per tornare a Napoleone sto vivendo la vigilia tormentata di questa impresa solidale. Spero, con tutte le mie forze, che dopo aver vinto tante battaglie questa non sia la mia Waterloo.

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