Conversione al rovescio!

L’anno scorso mio fratello don Roberto ha scritto su “Proposta”, il bollettino parrocchiale della Parrocchia di Chirignago, un articolo che mi ha lasciato di stucco e che ha cominciato a farmi riflettere su un problema che mai aveva sfiorato la mia mente. In questo articolo mio fratello scriveva che da un po’ di tempo non vedeva uno dei ragazzi della sua parrocchia e quando gli capitò di incontrarlo per caso gli chiese: “Come mai? È un bel pezzo che non ti vedo!” e questi, sereno come dicesse una delle cose più banali e scontate, gli rispose: “Scusi don Roberto, mi sono fatto mussulmano!”.

Qualche mese fa una donna, vedova di un mio carissimo amico, cristiana convinta e praticante assidua, mi confidò con amarezza che uno dei suoi figli si era convertito al buddismo e poi continuò: “È rimasto però tanto buono e caro con la moglie e con i figli”. Nonostante queste note positive però era sgomenta di fronte a questa inaspettata conversione perché, evidentemente, come me, aveva sempre pensato che la conversione semmai riguardasse il passaggio da un’altra religione alla nostra e non viceversa. Mi fece così tanta tenerezza che tentai di consolarla dicendole che forse era preferibile un buon buddista ad un cattivo cristiano!

Infine qualche giorno fa mi è capitato un altro caso che mi ha lasciato letteralmente stordito. Un concittadino al quale ho telefonato perché l’indomani avrei celebrato il funerale di suo padre mi ha detto che questi era un laico, cioè in pratica voleva dire: un libero pensatore, non praticante o perlomeno indifferente nei riguardi della religione e soggiunse poi con naturalezza che lui e sua sorella si erano convertiti al buddismo. L’indomani ho celebrato il commiato cristiano e non ho avvertito nessun disagio e stridore interiore, abbiamo pregato il buon Dio e assieme abbiamo riflettuto sul mistero della vita e della morte in maniera più seria del solito.

In merito a questo problema sono arrivato per ora a due conclusioni. Noi cattolici non siamo per nulla attrezzati per far capire la bellezza sovrana del messaggio di Gesù e perciò è assolutamente necessario riflettere sulla questione più seriamente e la nostra religiosità deve diventare più aperta, più accogliente, scoprendo un denominatore comune tra i credenti che ci aiuti a sentire che abbiamo comunque un Padre comune che ci ama e che ci spinge ad una vita veramente più fraterna.

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