Ferragosto o Assunta

All’inizio di questa settimana, quando ho cominciato a preparare il mio sermone per la festa dell’Assunzione della Beata Vergine in Cielo, il primo pensiero che mi si è affacciato alla mente è stato abbastanza desolante: “Questa è la sessantaduesima volta che parlo di questo soave e dolcissimo mistero che però, nonostante la sua soavità, è sempre lo stesso. Cosa mai posso dire di nuovo di quanto non abbia già detto?”. È pur vero che è molto più facile per me di quanto non lo sia per i fedeli ricordare i concetti già espressi anche perché, per preparare l’omelia, rifletto a fondo sull’argomento e mi gioco la vita sulle verità che esso contiene. Sono però cosciente che, anche se i fedeli non sempre ascoltano con grande attenzione le mie parole, per il rispetto che ho nei riguardi del messaggio di Dio e del suo popolo non posso ripetere a pappagallo ciò che ho già detto in passato anche perché sono convinto che tutto invecchia e quindi la riflessione deve essere viva, fresca e attuale e non una “minestra riscaldata”.

Passato il primo momento di sgomento mi è parso di intravvedere una pista convincente. Ho cominciato con il fare un confronto tra il Ferragosto, la festa laica in cui la stragrande maggioranza dei concittadini cerca nell’evasione faticosa e certamente deludente pace, serenità e “felicità”, e l’assunto, “Dio ci ama come siamo e nonostante tutto, ci aspetta, ci offre una mano per salvarci e la comunità ci è accanto per incoraggiarci, sostenerci e condividere questo dono”, che ci offre verità veramente belle. A questo proposito ho citato un racconto di Tolstoj in cui si narra di un padre che sul letto di morte dice ai figli che nel suo podere c’è un tesoro e tocca a loro scoprirlo. I figli tanto lavorano quella terra per cercare il tesoro che essa comincia a produrre grano, uva, verdure e finalmente capiscono che il bene e la felicità non si devono cercare lontano ma dentro di noi. Ho proseguito dicendo che il percorso che portò Maria al “Magnificat”, e che anche noi possiamo seguire, fu quello di fidarsi di Dio, di abbandonarsi alla sua volontà, fu quello di credere alla fecondità dell’aiuto reciproco e di cantare la gloria di Dio per aver scoperto le cose belle della vita. La predica che mi sono fatto ha offerto al mio animo serenità e pace. Mi è parso poi, dall’attenzione con la quale i fedeli mi hanno ascoltato, che il discorso abbia fatto del bene anche a loro e che tutti siano usciti dalla chiesa più sereni di quanto non lo sarebbero stati dopo una gita a Cortina d’Ampezzo o in Costa Azzurra. Spero che tutti si siano convinti a non cercare lontano quello che possono trovare dentro di loro.

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