San Francesco in versione hippy

Qualche giorno fa mi è giunta la “partecipazione” alla “Professione perpetua” di un giovane del mio quartiere. Forse non tutti sanno che quando un giovane o una ragazza decidono di entrare in un ordine religioso non vengono spalancate loro le porte dei conventi e non viene nemmeno fatta indossare loro la tonaca. Prima devono compiere un lungo tirocinio, che in linguaggio religioso è chiamato “noviziato”, per verificare se la chiamata viene veramente dal Cielo e se hanno le attitudini per abbracciare la vita religiosa.

La “partecipazione” mi ha informato che il 5 settembre, in un convento milanese dei Frati Cappuccini, questo giovane, assieme ad altri sei compagni, emetterà i voti di povertà, di castità e di obbedienza secondo la regola dettata da San Francesco, il poverello di Assisi. Questa notizia mi è particolarmente cara perché stimo e voglio un gran bene a questo ragazzo quasi trentenne che ho conosciuto, nella mia “cattedrale tra i cipressi”, in una tarda mattinata di quattro anni fa.

Ricordo come adesso l’emozione che provai quando mi confidò che, dopo aver fatto diverse esperienze e dopo una intensa ricerca interiore, aveva deciso di entrare nell’Ordine dei Cappuccini indossando il saio di San Francesco per vivere la sua spiritualità. Ricordo ancora che, pochi giorni dopo avermi fatto questa confidenza, si spogliò dei suoi averi donandomi settantamila euro, cioè tutto quanto possedeva, per i poveri e poi chiese ai frati di accoglierlo. La cartolina di partecipazione mi ha aperto il cuore alla letizia francescana perché non era per nulla sussiegosa e formale ma riproduceva il globo terrestre sorretto da sette fraticelli sereni e sorridenti.

Finché si possono incontrare giovani del genere possiamo tranquillamente sognare un mondo migliore

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