Ora sono finalmente sicuro di non aver sbagliato “obiettivo”

Chi partecipa ogni domenica alla Messa nella chiesa del camposanto, nella quale celebro da una vita, certamente conosce l’episodio di cui voglio parlare per introdurre l’argomento che oggi desidero mettere a fuoco. Ci sono dei preti anziani con una cultura molto più vasta della mia che si ripetono poco, per me purtroppo non è così perché sono costretto ad attingere ad un bagaglio culturale assai modesto.

I miei fedeli mi hanno sentito citare più volte un passaggio di un’opera di Cesbron nella quale si racconta un episodio della vita di Santa Teresa del Bambino Gesù, la giovane carmelitana. In punto di morte avrebbe subito una terribile tentazione che le ha letteralmente fatto “sudare sangue” poiché il demonio, sotto le vesti del medico curante, laico radicale, le ha instillato il timore di aver sbagliato l’obiettivo della sua vita, ossia di aver sprecato la sua giovane esistenza per un ideale ingannevole perché inesistente. Per grazia di Dio però il Signore la salva riportando serenità nel suo spirito.

La mia esistenza e la mia personalità non sono di certo del calibro di quelle della giovane santa carmelitana, ma comunque anch’io ho puntato su un obiettivo e ho giocato la mia vita, che come per ognuno è la ricchezza più grande, sul messaggio di Gesù incarnato nella Chiesa del mio tempo. Oggi, come nelle altre epoche, Gesù è comunque presentato agli uomini attraverso il volto, le scelte e le opere della sua Chiesa. In questo contesto ho sempre impegnato tutte le mie risorse perché la Chiesa, “su cui ho puntato”, traducesse la sua fede in solidarietà concreta verso l’uomo che soffre e che cerca pace, giustizia e libertà anche se non sempre, nella mia esperienza, mi è stato facile constatare tutto questo.

Trascurando il passato che mi interessa relativamente è nell’oggi che sto giocando gli ultimi spiccioli della mia esistenza e spesso non riesco a vedere questa “produzione”. Ieri sera però ho sentito Papa Francesco quando, di ritorno dal suo incontro con i poveri dell’America Latina, ha affermato chiaramente e con autorevolezza: “La nostra fede se non diventa solidarietà o è tanto debole o è ammalata, oppure è morta” e le sue parole mi hanno confermato non solo di non aver sbagliato obiettivo ma anzi di aver fatto centro. Questo è stato per me un momento liberatorio assolutamente esaltante.

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