L’ateo cristiano

Recentemente i familiari di un nostro concittadino, trovato morto da alcuni giorni in casa, mi hanno chiesto di celebrare il commiato cristiano per questo nostro fratello. Come sempre mi sono messo in contatto con loro per ricevere qualche informazione, sulla sua vita e sulla sua testimonianza umana, per non correre il rischio di dire qualche parola “stonata” durante la breve omelia o meglio durante la breve catechesi nella quale, ogni volta, tento di fare emergere le verità della fede sulla vita e sulla morte ma, soprattutto, sulla benevolenza e sulla paternità di Dio.

Ho avvertito immediatamente che i congiunti del defunto erano di una decisa estrazione religiosa, l’ho capito dalle parole con le quali mi hanno parlato del defunto, dalla cura con la quale hanno preparato la liturgia del commiato e soprattutto perché mentre mi parlavano sono emersi dalle nebbie della memoria lontani ricordi del defunto, membro un po’ anomalo di questa famiglia cristiana. Quando però ho chiesto se era credente ho percepito imbarazzo e titubanza. Dopo un po’ mi hanno confessato che lo ritenevano nella sostanza un credente anche se non frequentava la chiesa, per poi affermare in maniera franca e sicura: “Noi però siamo credenti e vogliamo pregare per lui in occasione della sua partenza per l’aldilà“. A queste parole non ho avuto più alcun dubbio, anzi in realtà non l’ho mai avuto, sull’opportunità di celebrare il commiato cristiano per questo nostro fratello.

Questo problema l’ho già affrontato seriamente anche in passato e mi pare di averlo risolto in maniera molto tranquilla. Ancora una volta ho pensato al discorso di Sant’Agostino sui cristiani formali e su quelli reali: “Ci sono uomini che la Chiesa possiede e Dio non possiede ed altri uomini che Dio possiede e la Chiesa non possiede”. Di certo il mio defunto apparteneva a questa seconda categoria. La sua onestà, la sua volontà di essere autentico e sincero con se stesso e con gli altri, la sua disponibilità nella ricerca della verità e nell’aiutare il prossimo mi hanno dato questa certezza, motivo per cui ho pregato di tutto cuore con i parenti del defunto e l’ho consegnato con serena fiducia all’amore del Padre, sicuro che Egli lo avrebbe riconosciuto come suo figlio. Questo evento mi ha riconfermato che in questo nostro tempo non è tanto di primaria importanza portare la gente in Chiesa quanto seminare sempre e ovunque i valori cristiani.

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