La guerra, un’infamia tragica e vergognosa

Mentre nel passato consideravo il tempo del dopo cena come la terza parte della mia giornata lavorativa ora, finita la parca cena che consumo con suor Teresa, che giustamente mi vuole tenere a dieta, mi metto davanti al televisore, pigio svogliatamente i tasti del telecomando ma ben presto inizio a sonnecchiare e poi mi addormento sognando pressappoco quello che il programma mi propone. Tante volte ho tentato di suddividere la giornata come saggiamente prescriveva ai suoi monaci san Benedetto da Norcia: otto ore per lo spirito, otto per il lavoro e otto per il riposo, non sempre però ci sono riuscito e adesso i miei orari sono proprio sballati ma non posso fare altro che sperare che lo siano prevalentemente per l’età e non per il disordine e per la pigrizia.

Tornando poi alla televisione del dopo cena, che io mi illudo di considerare ricreazione, finisco quasi sempre per sintonizzarmi sul canale 54, il canale di Rai Storia: non è il canale che prediligo ma solamente quello che mi dà meno fastidio e che rifiuto di meno. Il guaio è che a causa del centenario della Prima Guerra Mondiale anche Rai Storia ci propina la guerra in tutte le salse.

Antimilitarista quale sono, dopo la breve stagione in cui sono stato balilla, con il passare degli anni sono diventato sempre più nemico giurato della retorica patriottarda, delle divise, delle medaglie, dell’esercito, delle armi e di ogni esaltazione della violenza. Per me chi impugna le armi, ma soprattutto chi le fa impugnare, è solamente un assassino ed un omicida senza alcuna attenuante di sorta. Mi fa rivoltare lo stomaco e mi avvilisce chi vuole avere ragione non con argomentazioni dialettiche ma ricorrendo alla forza. Non resisto più a vedere gente che si “spara addosso” senza conoscersi e senza avere alcun motivo personale per farlo. La celebrazione del centenario di uno degli eventi più nefasti dell’inizio del secolo scorso mi toglie serenità e soprattutto fiducia in chi conduce l’umanità ad eventi tanto tragici.

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