La sorpresa degli irlandesi

Un tempo mi avevano raccontato che una buona metà degli irlandesi andava a Messa tutti i giorni, mi avevano anche raccontato che gli irlandesi d’America erano la punta di diamante dei cattolici americani. Avevo anche appreso però che questi signori erano inclini al bere, ma soprattutto ho appreso direttamente che, pur avendo molte ragioni dalla loro parte, non si erano fatti scrupoli di combattere i protestanti dell’Irlanda del Nord con gli attentati e la guerriglia urbana promossi dall’IRA.

Ora poi questi isolani sono saliti alla ribalta dell’opinione pubblica mondiale per il referendum sulle nozze gay. In questo paese nonostante il capo del governo sia cattolico, e la popolazione continui a professarsi cattolica, la maggioranza si è espressa a favore delle nozze omosessuali nei confronti delle quali, finora, la Chiesa ufficiale si è espressa in maniera decisamente negativa. La prima reazione della gerarchia ecclesiastica di quel Paese mi è parsa fin troppo cauta e rispettosa, senonché è arrivata prima la dura presa di posizione del “Vice Papa” cardinale Parolin con la sua dichiarazione perentoria: “Il referendum irlandese è un fatto nefasto per l’umanità” seguita subito dopo da quella, non meno dura, del cardinal Bagnasco.

Io sono un povero cristiano e non pretendo di ergermi a maestro di nessuno ma mi pare doveroso offrire la mia pur modesta opinione. Premetto che sono arciconvinto della concezione cristiana della famiglia, che sono pure convinto che lo Stato debba regolare con leggi opportune le unioni omosessuali, unioni che si possono però chiamare in qualsiasi modo ma non certamente con il termine “famiglia” perché in realtà non hanno nulla a che fare con essa e quindi è sia stupido che meschino volerle definire e regolare legalmente come l’istituto familiare. Sono anche convinto che noi cristiani, e soprattutto noi cattolici, dobbiamo offrire una testimonianza limpida, coerente, coraggiosa ed entusiasta della nostra concezione della vita e della famiglia però, proprio a motivo della nostra fede, non dobbiamo e non possiamo imporla a nessuno. Almeno da questo punto di vista mi pare che ci sia qualcosa di positivo anche nella presa di posizione del popolo d’Irlanda.

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