Non possiamo voltarci dall’altra parte

Ogni giorno si fa sempre più angoscioso e tragico l’esodo degli infelici che, scappando da quei paesi in cui infuria una guerra senza più alcuna legge e limite di crudeltà, cerca la salvezza sulle sponde della nostra Penisola. Per queste creature, povere ed angosciate, pare che l’unica via di fuga possibile sia soltanto attraversare il Mediterraneo. Il percorso è quanto mai infido e pericoloso a causa dei vecchi barconi sui quali vengono accalcati ma soprattutto per gli aguzzini che, speculando sulla loro paura e sulla loro speranza, li traghettano spolpandoli dei pochi dollari che sono riusciti a racimolare vendendo tutto quello che possedevano. L’attuale esodo è uguale se non peggiore di quello organizzato tre secoli fa da negrieri senza scrupoli che sequestrarono un ingente numero di africani e li portarono a lavorare, come schiavi, nelle piantagioni di cotone e di canna da zucchero degli Stati del Nord, del Centro e del Sud America.

A questo dramma infinito dei profughi si aggiunge quello dei nostri compatrioti che, avendo dimenticato che anche i loro nonni, dopo la Grande Guerra, cercarono salvezza dalla fame in terra d’America, sono quanto mai preoccupati di dover ospitare e mantenere queste decine di migliaia di uomini spaesati e senza futuro. L’organizzazione statale sembra giunta al tracollo sia nel trovare stabili idonei sia nel provvedere ad una pur sommaria sistemazione.

Papa Francesco ha invitato frati, suore e preti a offrire i conventi ormai deserti però finora non mi è mai capitato di leggere che qualcuno abbia dato una risposta positiva all’invocazione del nostro Pontefice; diocesi, ordini religiosi e parrocchie pare facciano orecchie da mercante e lascino cadere nel nulla questi appelli angosciati. Credo che anche la parrocchia più piccola e più povera potrebbe pagare l’affitto di un appartamento per ospitare una famigliola e questo forse è il modo più facile per aiutarla ad inserirsi nel nostro tessuto sociale. Se poi lo stato, invece di versare a cooperative e ad enti di ogni genere, che spesso speculano sui drammi altrui, versasse direttamente agli interessati ciò che ha deciso di spendere per loro, forse questa potrebbe diventare una soluzione ottimale.

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