Investimenti

Fare i manichei nelle cose di Chiesa credo sia altrettanto sbagliato che impostare la pastorale sull’efficienza sostenuta da una finanza consistente. La vita di una parrocchia, lo si voglia o no, ha però anche delle componenti economiche che devono essere gestite con intelligenza e coerenza. Ricordo un detto latino che afferma: “Homo sine pecunia est imago mortis”, l’uomo senza soldi è l’immagine della morte. L’importante è che le risorse permettano di vivere e nel contempo diventino uno strumento pastorale.

Nella precedente riflessione ho tentato di suggerire ai colleghi e ai fedeli che la carità, nel bilancio della parrocchia, è una voce attiva e questo per incoraggiare ad un sempre maggior impegno caritativo. Ora vorrei dimostrare che lo spendere per annunciare il messaggio di Cristo mediante i mass-media, che oggi abbiamo a disposizione, non è solamente un investimento che produce a livello apostolico ma è anche un investimento che mette a disposizione ulteriori mezzi economici con cui è possibile seminare la “Buona Novella”. Monsignor Vecchi mi diceva che le spese sostenute per la stampa di apostolato sono spese sempre utili e sono sempre un investimento produttivo.

Mi sia concesso fare un esempio concreto: ogni settimana per “L’incontro” noi stampiamo trentamila fogli A4, tante sono le pagine del nostro periodico, con i costi relativi alla carta, alle matrici, all’inchiostro e alla macchina da stampa, costi quanto mai rilevanti poiché il periodico è distribuito gratuitamente. Nonostante questo, o meglio, proprio per questo, posso garantire, con prove alla mano, che questo investimento, con quello della carità, è una delle fonti di introito più redditizia per la Fondazione. Una volta ancora mi pare quanto mai valida l’esortazione di San Paolo che invita a seminare sempre e comunque con estrema generosità.

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