Religiosità sofferta

Mi è capitato di incontrare, qualche settimana fa, una signora relativamente giovane della quale conoscevo solamente i suoi ottimi genitori. Nel brevissimo approccio che ebbi con lei, prima del rito funebre, mi confidò la drammatica situazione di divorziata che non poteva accostarsi all’Eucarestia, mi disse pure che la seguiva un buon prete del quale io ho molta stima.

Non conosco i particolari che la portarono alla separazione e ad un nuovo matrimonio, motivo per cui mi è difficile formulare un giudizio seppur sommario, nutro però una grande perplessità nel ritenere che “il peccato” di separarsi dal coniuge, ammesso che questa creatura abbia delle colpe, sia l’unico peccato che non possa essere perdonato, per cui chi lo ha “commesso” non può incontrare il Signore anche “fisicamente”. Sono convinto che ai nostri giorni servirebbe un Concilio Ecumenico almeno ogni dieci anni perché la religione tenga il passo con la vita reale della gente del nostro tempo! Ho l’impressione che Papa Francesco la pensi così. I suoi primi tentativi di aggiornamento dottrinale purtroppo però sono stati vani a causa di una folla di “parrucconi” avulsi dalla vita reale che sembra si sentano messi da parte se non hanno la possibilità di porre veti e rendere l’esistenza simile ad un percorso di guerra pressoché impraticabile!

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