Mia madre

Noi siamo sette fratelli e siamo quasi egualmente suddivisi nel rassomigliare a nostro padre o a nostra madre.

Mio padre era facondo, aperto, ottimista ed entusiasta, mentre mia madre era pensosa, riservata, incline alla malinconia, ma quanto mai convinta delle proprie idee.

Mio padre era un democristiano, non solo della prima ora ma anche disposto a dare la vita per lo scudo crociato, per De Gasperi e per i suoi governi. A mia madre non interessava la politica, ed era più che comprensibile dovendo governare quella masnada di figli, però, ogni tanto, sbottava di fronte alle solite chiacchiere sulle riforme: “vorrei andare io al governo!”. Sono certo che li avrebbe messi tutti in riga. Io, che assomiglio a mia madre, non vorrei, come lei, andare al governo, ma non riesco a trattenermi dall’affermare con rabbia: “manigoldi, sfrontati, vendi vento, imbroglioni!”.

Conosco due fratelli che fanno gli imprenditori e quando devono decidere un affare, un lavoro, si sono accordati su come valutare le varie opzioni. Uno dei due elabora una strategia mentre l’altro, da “avvocato del diavolo” ne fa tutte le pulci possibili e, grazie al contradittorio, insieme arrivano alla soluzione più vantaggiosa.

Ora se anche in Parlamento ci fosse questa mentalità positiva, questa voglia di fare, credo che le forze di governo e quelle di opposizione dovrebbero collaborare per concretizzare le scelte migliori per i cittadini e per il Paese e questo sarebbe un comportamento da veri uomini.

Invece lo scontro per lo scontro e la volontà di demolire sempre l’avversario è un comportamento fazioso, distruttivo ed imbecille, anche se si sfoggia una dialettica apparentemente stringente.

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