Discontinuità

Una decina di giorni fa il Patriarca ha insediato ufficialmente il nuovo parroco del duomo di San Lorenzo, la chiesa matrice della nostra città, monsignor Gianni Bernardi, che da qualche anno era il parroco della comunità di Santo Stefano a Venezia.

Il nuovo parroco ha fatto un passaggio da vertigini nel trasferirsi da una parrocchia di 1500 anime ad un’altra di quasi diecimila – la prima una comunità sonnacchiosa, pacifica, anziana, la nuova, quella mestrina, numerosa, dinamica, aperta al futuro e quanto mai articolata e attiva.

M’è capitata in mano, per caso, “La Borromea”, il periodico della parrocchia. La Borromea fu il primo foglietto parrocchiale che nacque da un viaggio pastorale che feci in Francia con monsignor Vecchi per esplorare le iniziative parrocchiali di quel Paese che, a quei tempi lontani era, presso l’opinione pubblica ecclesiale, il più avanzato a livello di catechesi, liturgia, animazione giovanile e per tutto il resto. Quella volta trovammo per caso, visitando una chiesa di Parigi, un primitivo prototipo di settimanale parrocchiale dal quale prendemmo spunto per dar vita al periodico di San Lorenzo a cui assegnammo, come testata – “La Borromea” – il nome di una campana che il cardinale Carlo Borromeo, tornando da Roma, ove aveva salutato lo zio Papa, aveva donato al parroco di San Lorenzo, essendo stato da lui ospitato nel viaggio di ritorno.

Questo foglio è cresciuto col tempo e da un paio di anni monsignor Bonini gli ha dato un taglio particolarmente innovativo facendolo stampare a colori in tipografia e comunicando, coi parrocchiani destinatari, quasi esclusivamente attraverso le foto, con brevissime didascalie. Don Bonini si è poi servito di un altro periodico, “Piazza maggiore”, col quale passava i contenuti del messaggio cristiano e dialogava con la parrocchia e i responsabili civili della città.

Dunque, come dicevo, alla vigilia dell’entrata del nuovo parroco, mi hanno recapitato un semplice foglio con la testata della “Borromea” contenente la lettera di saluto che monsignor Bernardi rivolge alla parrocchia e alla città. Il foglio appariva non solamente povero, ma davvero misero. Pensai subito: “Oddio, come ci siamo ridotti!” Temevo che da un foglio che da un punto di vista parrocchiale rappresentava l’eccellenza, si fosse precipitati al livello dei più miseri fogli che purtroppo a Mestre sono assai diffusi. Fortunatamente la domenica successiva ne è stato pubblicato uno con la linea del tutto uguale a quella di monsignor Bonini.

Mi auguro tanto che continui così, anzi migliori, perché rimango del parere che se, anche ufficialmente, si sia orientati ad un assoluto centralismo diocesano, per quanto riguarda la Chiesa di Mestre in concreto la parrocchia del duomo rappresenti la mosca cocchiera, magari solamente per quanto le viene dall’autorevolezza delle sue scelte pastorali. Perché, lo si voglia o meno, San Lorenzo rappresenta la Chiesa mestrina, forse poco cosciente di sé, ma da tutti ritenuta tale.

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