Sono nato scomodo

Sto leggendo da un paio di settimane, la vita di monsignor Vecchi. Al dottor Andrighetti, che sapevo che aveva pubblicato un volume sui pensieri, le prediche e le riflessioni di monsignor Vecchi, chiesi se me ne poteva regalare una copia perché mi piacerebbe pubblicare, almeno ogni tanto, qualcosa dei pensieri, dei progetti e dei sogni di questo prete al quale Mestre, a mio umile parere, deve molto.

Sono infatti convinto che la stragrande maggioranza dei miei concittadini conoscano questo nome, se non altro per i Centri per gli anziani che ho voluto dedicare alla sua memoria e che sono ormai una realtà universalmente conosciuta. Credo però che a trent’anni dalla sua morte pochi ricordino la sua testimonianza e il suo impegno per la città e soprattutto per la Chiesa di Mestre.

Sempre sulla vita di monsignor Vecchi, un altro volume, curato dal dottor Paolo Fusco, esimio e brillante giornalista di “Gente Veneta”, il settimanale della diocesi, è stato pubblicato col titolo “Valentino Vecchi – Inchiesta su un sacerdote, una Chiesa, una città”. Credo che tutti leggerebbero volentieri questo volume perché, tutto sommato, rappresenta il volto di Mestre dal 1961 al 1984, un periodo quanto mai significativo, agitato, ma pure importante per Mestre. Questa lettura mi fa riscoprire una stagione quanto mai significativa della mia vita, che un po’ l’affievolimento della memoria ed un po’ il tempo che passa veloce, avevano coperto con una fitta coltre di dimenticanza.

Confesso poi che il dottor Fusco ha fatto veramente un’opera certosina nello scandagliare non solo la superficie degli eventi che caratterizzano questo tempo e i suoi protagonisti, ma ha scovato pure molto nel profondo, portando a galla un’infinità di notizie e di situazioni di cui non ero assolutamente a conoscenza.

Leggendo questo volume ho scoperto che mentre io pensavo d’aver avuto una parte comprimaria in questa storia, la trama della vita di monsignore era molto più complessa; le problematiche sue e mie pensavo fossero di ordine preminentemente pastorali, ma ora scopro che molti progetti del mio vecchio parroco di allora spaziavano su ambiti tanto diversi e che la mia persona e il mio apporto sono stati abbastanza marginali. Mi scopro, in quella lettura, una volta ancora un sognatore con posizioni radicali sulle tematiche di fondo circa la vita, la società e la fede. Capisco che mi rendo scomodo e pure polemico a chi ambisce una carriera o ha dei progetti diversi dai miei, mi rendo conto che la mia presenza talvolta non deve essere proprio piacevole per il confronto con una personalità intransigente come la mia.

La testimonianza globale di monsignor Vecchi mi ha fatto certamente del bene. Spero che anche la mia, pur in misura minore, l’abbia fatto anche per lui.

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