Geremia

Ieri la prima lettura della messa era un brano del profeta Geremia. Questo giovane profeta dell’Antico Testamento è uno dei personaggi che maggiormente conosco ed amo e che col tempo mi è diventato un punto di riferimento e di conforto. Qualche volta però, leggendo Geremia, constato i miei limiti in rapporto alla missione che ho avuto la temerarietà di accettare facendomi prete.

Non è che io abbia grande dimestichezza con i profeti dell’Antico Testamento – Isaia, Osea, Eliseo, Elia e i loro oracoli appartengono ad un tipo di cultura e di civiltà che mi rimangono pressoché indecifrabili o comunque non comprensibili con facilità. Geremia l’ho conosciuto attraverso una strada più facilmente percorribile per un occidentale dei nostri tempi: il romanzo. Non so chi mi abbia passato l’opera che me l’ha ha introdotto come non è riuscito a fare il corso pluriennale di biblica, durante la teologia studiata in seminario.

Il romanzo dell’ebreo tedesco Franz Werfell mi ha immerso nel pensiero, nella storia e nella religiosità del popolo ebreo in maniera semplice e immediata: mistero dell’arte! Questo scrittore l’ho già citato recentemente perché egli è pure l’autore de “I quaranta giorni del Mussa Dagh” sulla persecuzione dei turchi nei riguardi degli armeni e per aver scritto anche una splendida “biografia” della veggente dei Pirenei “Bernadette”, quale atto di riconoscenza per essersi potuto salvare dai nazisti durante l’ultima guerra. Nel suo romanzo “Ascoltate la voce”, presenta la vita e la missione profetica di Geremia, questo giovane timido e pauroso di cui s’è servito il Signore per parlare e guidare il “popolo eletto”.

La vita di Geremia è quasi un pretesto per parlare dei grandi eventi che seguono la storia di questo popolo, quali la deportazione a Babilonia. Con un racconto quanto mai interessante questo ebreo tedesco immerge il lettore in quella cultura ed in quella religiosità che hanno sorretto e dato un volto specifico ed unico a questo popolo che nonostante tutto, è riuscito a sopravvivere e a conservare il suo Dna.

Tornando alla prima lettura della messa di ieri mattina, come mi hanno toccato la coscienza: il lamento di Geremia “ahimè, Signore, ecco io non so parlare” e il Signore a dirgli: «Va da coloro che ti manderò ed annunzia quello che io ti ordinerò. Non temerli, io sarò con te». Poi il Signore conclude il dialogo: «Ti mando per sradicare e demolire, per distruggere ed abbattere, per edificare e piantare».

Durante il proseguo della messa non ho fatto che ripetermi che non devo preoccuparmi del mio limite e della mia fragilità, ma soltanto annunciare ciò che il Signore mette nella mia coscienza e di farlo con coraggio e determinazione assoluta.

20.08.2014

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