Paradiso subito!

Domenica scorsa ho commentato, come di certo han fatto tutti i preti di questo mondo, la pagina del Vangelo nella quale Gesù dà una significativa risposta al Battista che, dal carcere, sentendo prossima la sua fine, gli aveva chiesto, tramite i suoi discepoli, se era lui l’Atteso o se dovesse aspettare qualche altro.

Credo che la gran parte dei fedeli che gremivano la mia “cattedrale tra i cipressi” del camposanto la domenica terza di avvento, da sempre siano stati convinti che il messaggio di Gesù abbia avuto come scopo principale quello di indicare agli uomini la strada verso il Paradiso e quindi abbia offerto delle indicazioni per raggiungere la salvezza eterna.

Dico questo perché anch’io, per decenni e decenni della mia vita, ho pensato la stessa cosa. Da qualche tempo però questa convinzione è venuta gradualmente meno e domenica, in relazione alla risposta di Gesù: “Riferite quello che voi vedete: i ciechi vedono, i sordi sentono, gli zoppi camminano ed ai poveri è annunciata la buona notizia”, ho offerto una lettura diversa di questa pagina del Vangelo. Ossia ho affermato senza esitazione che Dio ci ama e ci vuole aiutare a vivere una vita buona, prima di tutto ora e quaggiù.

Mi è parso che Gesù sia quasi preoccupato di informarci che è venuto a questo mondo soprattutto perché la nostra vita sia bella, serena, pacifica, libera e vissuta in una società che favorisca ognuno ad essere il più possibile felice. Questo discorso non nega la versione del passato quando si pensava che Gesù ci dicesse che il Padre ci aspetta a braccia aperte, disposto al perdono e che dopo la morte, nella vita nuova, la felicità sarà completa. Però mi vien da pensare che Lui non trascurasse il fatto di impegnarci a vivere “quaggiù” una vita il più possibile bella.

La lettura della pagine del Vangelo, vista da questa angolatura, mi rende più comprensibile e più gradito il messaggio evangelico, perché esso non è preoccupato solamente del “dopo”, ma soprattutto è teso ad aiutarci a vivere con pienezza il “prima”, cioè la nostra vita terrena. Il cristiano quindi, nella scia di questa verità, deve imparare da Cristo ad essere una persona serena, gioiosa ed ottimista, che vive con ebbrezza i suoi giorni cogliendo il meglio della vita.

Questo discorso non solamente disapprova il cristiano che sta alla finestra a guardare il corso degli eventi o che si estranea dalle vicende del nostro mondo per rifugiarsi nell’attesa della vita futura, ma insegna che l’uomo di oggi, deve scendere sempre nella mischia, deve impegnarsi a tutti i livelli: sociale, politico, sanitario, culturale, per raggiungere il massimo della felicità umana possibile.

Forse questo è stato per me il tipico “uovo di Colombo”; può darsi che tanti discepoli di Gesù l’abbiano capito da secoli, però mi ha fatto piacere fare questa “scoperta” e passarla agli altri con tanta convinzione. Perciò non possiamo più tollerare che ci siano zoppi, sordi, ciechi e disperati, lasciati soli senza il nostro decisivo aiuto perché escano dalla loro sofferenza, ma dobbiamo quindi produrre il massimo del nostro sforzo perché tutti arriviamo al “Paradiso” fin da subito.

16.12.2013

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