Ho finalmente celebrato a sant’Andrea

Qualche giorno fa, dopo infinite peripezie, durate ben sette anni, ho avuto l’opportunità di dir messa in un piccolo borgo ai margini della nostra città. Confesso che ho provato una profonda emozione nel vedere questa chiesetta pulita, ordinata, munita di tutte le suppellettili per la liturgia.

All’ora fissata, verso il tramonto, pian piano sono arrivati una trentina di fedeli, la gran parte donne anziane, ma c’erano pure degli uomini e qualche donna di mezza età.

Mi raccontarono che un tempo il borgo era vivo, si diceva messa ogni domenica, c’era pure la scuola. Poi i giovani cominciarono ad andarsene, i bambini furono dirottati in altre scuole, qualche persona è emigrata in città, tanto che ci sono alcune case chiuse che i proprietari non riescono a vendere..

Salii l’altare. Dapprima ebbi l’impressione di impersonare il protagonista di un romanzo di Gran Green, quando un uomo sconosciuto si presenta a pochi abitanti di un villaggio da cui la persecuzione aveva cacciato il parroco, dicendo: «Sono un prete, posso celebrare?». Poi la mia mente andò al vecchio prete del film di Olmi “Il villaggio di cartone” che si era trovato senza più fedeli, con la chiesa vuota ed inutile. Ma poi capii subito che la situazione non era la stessa, perché nel villaggio di Olmi i fedeli avevano abbandonato, mentre qui tutti avevano desiderato avere un prete tutto per loro.

Cominciai un po’ titubante, sentendomi in una chiesa per me sconosciuta, anche se accogliente, ma poi, quando sentii cantare a voce spiegata i canti della Chiesa, il mio animo si aprì alla fraternità e m’apparve caldo e incoraggiante il volto di don Serafino, il vecchio parroco di quella gente che per molti anni aveva “seminato” a larghe mani la fede. In seminario lo chiamavano “testa di ferro”, tanto era convinto e determinato nella sua fede e nella sua missione.

Un tempo a Mestre non c’era chiesa più affollata, più partecipe alla vita parrocchiale e alla liturgia della Chiesa, non c’era parrocchia in cui tutti i fedeli cantassero con entusiasmo quanto a Sant’Andrea.

Terminata la messa scambiai contento qualche chiacchiera con i fedeli nel sagrato di quella chiesa e di quel borgo un po’ tagliato fuori dal contesto della città.

Me ne tornai felice di aver scoperto della gente con una fede così semplice ma radicata, che con nostalgia e con rimpianto riandava al passato, quando la fede si manifestava in maniera rigogliosa anche nel loro villaggio.

Per me l’unico rimpianto è d’essere ormai tanto vecchio da non sapere per quanto tempo e come potrò aiutare questa cara gente a camminare assieme verso la casa del Signore.

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