La lamentazione amara e sconsolata di mio fratello don Roberto

Credo che tutti i miei concittadini sappiano che il mio fratello più piccolo è prete, pure lui, e parroco a Chirignago. Don Roberto è un “ragazzo” ormai sessantenne, bravo a scrivere e più ancora a parlare, e attualmente guida la parrocchia di Chirignago che credo sia una delle più belle comunità cristiane della nostra diocesi.

Io gli voglio bene perché è mio fratello e soprattutto è il più piccolo, mentre io sono il più vecchio dei sette fratelli. Per indole sono riservato, poco espansivo e con quasi nessuna capacità e volontà di mantenere relazioni continue. Questo è uno dei miei moltissimi limiti. Ho fatto tanti tentativi per aprirmi ai rapporti più caldi e più frequenti ma non ci sono mai riuscito.

Ora ho ottantatre anni e perciò ho rinunciato a mantenere vivo e frequente il dialogo. Non per questo non seguo con attenzione e trepidazione le vicende esistenziali e pastorali di mio fratello. Tutte le settimane leggo il suo “bollettino parrocchiale”. Il foglio di don Roberto è un bollettino sui generis, ove egli intrattiene un dialogo vivo, intenso ed appassionato con i suoi parrocchiani.

Avevo immaginato, avendo don Roberto un vivaio di bambini e di giovani veramente meraviglioso, che perciò passasse di trionfo in trionfo, ma qualche settimana fa ho letto nel suo periodico parrocchiale un trafiletto che trascrivo. Penso che sia giusto che i fedeli conoscano i drammi del prete e gli stiano accanto.

Vorrei anche dire a don Roberto che anch’io ho fatto le sue amare esperienze e ho vissuto e vivo i suoi drammi, però voglio anche dirgli che “tutto è grazia”, che nessuna fatica va perduta e che al Paradiso, come scriveva Cronin nel suo romanzo “Le chiavi del Regno” si giunge non solo per “l’autostrada” offerta dalla Chiesa, ma anche attraverso strade sterrate e tortuose e perfino per viottoli solitari ed inpervi.

Ed ecco la lamentazione amara e sconsolata di mio fratello che credo meriti di essere conosciuta.

LE PROMESSE BATTESIMALI

La scorsa settimana, e precisamente venerdì 16 Marzo, abbiamo celebrato la seconda tappa prevista per i ragazzi di 2A media in vista della Cresima: il rinnovo delle PROMESSE BATTESIMALI.

Il rito prevede che tutti i ragazzi firmino di loro pugno l’impegno di vivere secondo lo spirito delle Promesse: I fogli di pergamena su cui le firme vengono fatte non si buttano via, ma si conservano gelosamente in archivio. E così ho potuto guardare le firme degli anni passati, cominciando dal lontano 1988, quando iniziammo.

Mio Dio: un’ecatombe. Quanti nomi, quanti volti, quanti ricordi … Ho dovuto constatare che di ogni anno, su quaranta o cinquanta (talvolta anche più) ragazzi che hanno firmato, è tanto se ne sono rimasti in parrocchia due o tre. Di qualche anno non ne è rimasto nessuno. M’è venuta una tristezza…, una malinconia… uno sconforto che mi ha inumidito gli occhi. Mi son detto (era poco prima che la celebrazione cominciasse): “ma val la pena di continuare? Ha un senso?” Subito dopo è scattato l’esame di coscienza: “dove ho sbagliato?”

E dico “ho” perché tutti questi ragazzi li ho preparati io alla prima comunione. Non posso far finta di non entrarci. Cosa si poteva fare di più e di meglio per non arrivare a questi risultati?

L’esame di coscienza è continuato anche dopo, e mi ha fatto prendere sonno tardissimo.

Ma, in coscienza, ce l’ho messa tutta. E non io solo, ma in tanti ci abbiamo messo l’anima per trasmettere la fede, per indirizzare a Gesù questi ragazzi che ci venivano affidati, per fargli capire che la Chiesa è una famiglia e che ciascuno di loro vi aveva un posto ed era importante. Quante attività, quante uscite, quanti campi, quante liturgie curate, quante prediche sofferte… Tutto inutile. Il nemico è più forte e più furbo di noi. L’unica speranza è la presenza dello Spirito Santo.

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