L’influenza è arrivata anche qui

Lo scorso anno c’è stata un’enorme campagna pubblicitaria a riguardo dell’influenza. I magazzini delle farmacie si sono intasati di milioni di dosi di vaccino antinfluenzale, dosi costate quanto mai, ma che rimasero inutilizzate perché, praticamente, passò la stagione pericolosa senza che succedesse alcunché.

Come capita sempre, quando gli allarmi reiterati si dimostrano superflui ed inutili, la gente finisce per non crederci più e per prendersela comoda. La vecchia storia de “il lupo, il lupo!” si dimostra ancora una volta vera. Così, o per l’eccessivo allarmismo dello scorso anno, o per la sfiducia in questi farmaci, al “don Vecchi” quest’anno molti anziani, me compreso, hanno rinunciato a farsi il vaccino, sperando di passarla liscia come lo scorso anno.

Invece no! A metà febbraio arrivò l’influenza ed arrivò quella veramente tosta, con febbre prolungata, stanchezza, tosse e mal di gola. Al “don Vecchi” l’influenza cominciò come il temporale del film “Bambi” di Walt Disney, una goccia qui, una goccia là, finché essa si trasformò in un diluvio che mise a letto la metà della popolazione del borgo degli anziani.

Suor Teresa mi portava ogni mattina il bollettino: la Norma del 77 ha la febbre a 38, la Pina del 102 s’è messa a letto con un febbrone da cavallo, e via di questo passo, finché un brutto mattino fui io a dirle: «Ho mal di gola e la febbre».

Venne la dottoressa e mi confermò l’epidemia: tantissima gente era a letto con tosse, febbre insistente e mal di gola. Per associazione di idee mi venne in mente la peste di Milano descritta dal Manzoni, poi quella di Camus, col relativo cordone sanitario attorno alla città, e il dialogo serrato tra il sacerdote portatore di speranza e il medico lucido e razionale che affermava che a Orano la peste avrebbe potuto essere anche debellata, provvisoriamente, ma nei meandri della città, ove si rifugiano i germi del male, prima o poi essi si sarebbero fatti vivi, cosicché l’uomo era condannato fatalmente alla morte. Il discorso pacato di questo pensatore del nord Africa, ma di cultura occidentale, m’ha fatto sempre pensare e mi ha anche portato un certo pessimismo.

Poi mi è venuto in mente il gruppo marmoreo sovrastante l’altare della basilica della Madonna della Salute, chiesa in cui si è consolidata la mia fede e la mia vocazione, dove si vede la bella Venezia supplice, inginocchiata ai piedi della Vergine e Lei che manda gli angeli a cacciare la brutta megera della peste.

Anch’io ho affidato la mia cara comunità alla protezione della Madonna della Salute, trovando ancora una volta speranza e serenità per il domani.

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