Umili domande alla politica e una preghiera per il mondo della finanza

Ricordo che tantissimi anni fa c’è stato un momento molto critico per l’economia del nostro Paese e che si doveva prendere una decisione importante ed immediata per evitare il peggio. Ho letto allora sull’editoriale di un quotidiano che ci si è rivolti a Pella, allora ministro delle finanze e del tesoro e il giornalista, competente in materia, affermava che in Italia erano soltanto due o tre gli uomini della finanza che avevano competenza per prendere una decisione in maniera saggia ed appropriata.

Son passati decenni da quel frangente, ma mi pare che la situazione non sia di molto cambiata. Ora è la volta di Tremonti: quando parla sembra un oracolo che dà sentenze illuminate ma incomprensibili ai più. Possibile che non si possa organizzare uno staff di cervelloni esperti della materia che studino il problema e poi prendano assieme decisioni oculate, senza che un giorno si e un giorno no i soliti politici, che pare sappiano tutto di tutto, non escano con valutazioni e critiche che sanno più di partito che di economia?

Ormai da un paio di anni non si fa che parlare di borse che vanno a fondo, che bruciano ogni giorno decine e centinaia di miliardi, di Stati che fanno debiti su debiti e di banche che vendono titoli spazzatura.

Io rimango attonito e stordito di fronte a questo dramma che mi rimane oscuro ed incomprensibile e, da povero ignorante qual sono, ho il timore che sia soltanto la povera gente a rimetterci. Mi domando poi perché non si possano mettere con le spalle al muro questi speculatori internazionali che fanno il buono e il cattivo tempo e perché lo Stato non si comporta come una famiglia seria che non fa il passo più lungo della gamba ed evita di indebitarsi? E perché non si dice alla gente che se si vuol star meglio dobbiamo imparare dai cinesi a lavorare di più, impedendo ai sindacati di fomentare pretese impossibili e agli industriali di arricchirsi sulla pelle degli operai.

So che sarà difficile rispondere a queste domande e che i sogni degli umili sono utopie che si possono realizzare solamente in tempi molto lunghi. In tanta confusione non resta che aggiungere qualche preghiera in più per gli economisti, i banchieri, gli industriali e gli uomini della finanza; chissà che il Signore non faccia il miracolo, perché solamente un miracolo potrà farli rinsavire.

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